Stallo su palazzo Koch. Gianni Letta: sono giorni avvelenati
ROMA «Soldi non ce ne sono, stiamo cercando di inventarci cose, speriamo di riuscirci». Così ieri Silvio Berlusconi ha riassunto lo stato dell'arte per quel che riguarda il decreto sviluppo. La definizione del provvedimento che dovrebbe rilanciare la crescita dopo le due pesanti manovre correttive di quest'estate è sulla carta in cima ale priorità di politica economica, tanto che più volte ne è stato annunciato come imminente il varo. «Non ho una particolare fretta» ha però spiegato ieri il premier, annunciando che il testo potrà essere approvato quando sarà possibile inserirvi qualcosa di «convincente». Dunque presumibilmente non questa settimana.
L'altro dossier caldo è naturalmente quello della Banca d'Italia: per la nomina del nuovo governatore c'è però una scadenza, quella del primo novembre, data in cui Mario Draghi si insedierà alla guida della Bce lasciando libera la poltrona di Via Nazionale. A questo proposito il presidente del Consiglio ha confermato l'intenzione di sciogliere il nodo, confermando che Lorenzo Bini Smaghi è nel novero dei candidati, insieme all'attuale direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni e al direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, per il quale ieri è tornato a spingere il leader della Lega Bossi, sempre con l'argomento della «milanesità» di Grilli. In base alla legge, l'indicazione del nome spetta al premier, ma secondo Bossi la decisione coinvolgerà governo e maggioranza, per cui «bisognerà votare».
Quanto al decreto sviluppo, ieri si è svolta, preannunciata proprio da Berlusconi, una riunione con ministri e tecnici governativi per studiare le possibili opzioni. Per ora il provvedimento contiene un pacchetto destinato a stimolare le opere pubbliche con sgravi fiscali che sostituirebbero i contributi diretti (approccio che non piace alla imprese) e una serie di semplificazioni più la riforma dell'apprendistato voluta dal ministro Sacconi.
La questione di fondo è sempre quella indicata dal premier: la disponibilità di risorse. Al momento, dopo i circa 5 miliardi impegnati nel disegno di legge di stabilità, è prossima allo zero. La patrimoniale «leggera» sul modello di quella proposta da Confindustria non piace allo stesso Berlusconi. Le ipotesi di condono sono in deciso ribasso anche se qualcuno nella maggioranza guarda ad una possibile replica degli accordi che altri Paesi hanno concluso con la Svizzera, per l'individuazione dei cittadini che hanno conti in territorio elvetico.
Che la situazione sia complessa da vari punti di vista lo ha voluto ribadire ieri anche Gianni Letta, parlando di «giorni tempestosi, avari, avvelenati».