di CLAUDIA GUASCO
MILANO Il processo Mediatrade si farà. Per tutti gli imputati tranne uno, Silvio Berlusconi. Con una decisione che ha lasciato di stucco la Procura di Milano, il gup Maria Vicidomini ha prosciolto il presidente del Consiglio dalle accuse di frode fiscale per 8 milioni e 196 mila euro fino al 2009 e di appropriazione indebita per oltre 34 milioni di dollari fino al 2006 in relazione a presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici. Niccolò Ghedini esce dall'aula e informa immediatamente il premier. Che commenta: «Adesso tutti mi chiedono se sono soddisfatto. Non lo sono perché sono stato accusato di una cosa che non sta nè in cielo nè in terra». E contrattacca: «E' un grande scandalo che i pm abbiano portato contro di me accuse che i loro stessi colleghi hanno smentito. E' il venticinquesimo processo da cui sono prosciolto».
Questo, in particolare, è una costola del procedimento Mediaset in cui il Cavaliere figura tra gli imputati e ruota attorno alla figura di Frank Agrama, l'ex regista italoamericano divenuto uno dei più importanti intermediari mondiali di diritti cinematografici che la Procura indica come il «socio occulto» del Cavaliere. A lui, secondo i pm, sarebbero riconducibili le «società di comodo» tramite le quali Mediaset avrebbe acquistato i diritti a prezzi gonfiati. E ancora: al capitolo frode fiscale si legge che Berlusconi, insieme al figlio Piersilvio e a Confalonieri, «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso e al fine di evadere le imposte sui redditi» utilizzava fatture delle società di Agrama «recanti l'indicazione dei corrispettivi in misura superiore a quella reale» e indicava «nelle dichiarazioni fiscali consolidate di Mediaset spa elementi attivi inferiori al reale». Per il produttore Usa, per il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, per Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato di Rti, la società che esercita tutte le attività televisive del gruppo Mediaset, e altre otto persone il 22 dicembre comincerà il dibattimento davanti al collegio della seconda sezione penale. Mentre per il capo del governo «il fatto non sussiste». Solo le motivazioni del gup, fra trenta giorni, faranno luce sull'essenza del non luogo a procedere: nel dispositivo infatti il giudice fa riferimento all'articolo 425, senza specificare il comma. Se fosse il terzo, l'estraneità del premier alle contestazioni potrebbe risultare appannata: il proscioglimento, recita il codice, interviene infatti «anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio». Inoltre per quanto riguarda il Capo c, quello relativo alla frode fiscale, il gup ha in parte dichiarato il non luogo a procedere e in parte la prescrizione per i fatti antecedenti il 27 febbraio 2004. I pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro sono già al lavoro sulle contromosse e annunciano: «La procura ricorrerà in Cassazione contro il provvedimento».
In effetti, come fanno notare i difensori, il dispositivo potrebbe andare oltre il fatto che Berlusconi non dovrà affrontare un processo. «Dovrebbe riverberarsi anche sul processo Mediaset», afferma Ghedini. Mentre per Mediatrade «va a colpire l'intero impianto accusatorio: ora si tratterà di portare alla coerente conseguenza tale decisione alla quale non potrà non seguire una assoluzione degli imputati in dibattimento», rileva l'avvocato di Pier Silvio Berlusconi, Filippo Dinacci. Che, favorevolmente sorpreso dal proscioglimento di Berlusconi, esclama: «Miracolo a Milano». Come fanno notare i legali del premier, «è una decisione abbastanza rara». Piero Longo non parla di vittoria, bensì di «una decisione che prende atto delle risultanze processuali: questa volta abbiamo avuto un giudice che ha avuto voglia di ascoltarci, ma una rondine non fa primavera». E' ciò che sostiene anche il collega Ghedini, il proscioglimento del premier non significa «che il clima sia cambiato: l'accanimento continua, basta vedere come hanno ridotto le liste testi nel processo sui diritti tv Mediaset». Quanto al gruppo del Biscione, «i rinvii a giudizio degli amministratori per frode fiscale risultano difficilmente comprensibili», fa sapere in una nota. Ribadendo che «tutti i diritti televisivi sono stati acquistati a prezzi di mercato e che i bilanci e le dichiarazioni fiscali della società sono stati redatti nella più rigorosa osservanza dei criteri di trasparenza e delle norme di legge».
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