Preoccupazione nella categoria sulle voci insistenti che parlano di riduzione delle retribuzioni
PESCARA. Dirigenti lottizzati, troppo spesso valutati per appartenenza politica più che sulle competenze professionali. Da Florio Corneli, Cida Abruzzo, la confederazione di dirigenti e alte professionalità, arriva una prima risposta alle istanze di riforma della pubblica amministrazione.
Richieste pressanti della classe politica e imprenditoriale abruzzese, che il governatore Gianni Chiodi ha già indicato come priorità ineludibili. «La riforma più importante è quella della pubblica amministrazione», ha detto nei giorni scorsi al Centro il presidente della Regione, «perché il modello organizzativo è vecchio: c'è un numero di dirigenti elevato rispetto ai servizi e una pletora di leggi che esaltano il processo burocratico anziché semplificarlo». Voci di riforma che tuttavia preoccupano i dirigenti delle pubbliche amministrazioni. «E non tanto», chiarisce Corneli, «per una sorta di arroccamento a difesa di presunti privilegi di categoria, ma per poter esprimere un nostro credo profondo sul significato che la dirigenza assume per migliorare l'efficienza e l'efficacia delle organizzazioni».
Dove nascono le preoccupazioni e come vengono lette le proposte che mirano a ridurre le retribuzioni dei dirigenti per recuperare i fondi delle politiche sociali? La legge, ricorda il presidente del Cida Abruzzo, attribuisce alla politica i poteri di indirizzo e controllo amministrativo, e al dirigente, la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. «Su questi indicatori», afferma Corneli, «andrebbero misurate le performance dei dirigenti e il conseguente premio di risultato».
Invece cosa accade?
«Nella gestione quotidiana assistiamo troppo spesso ai tentativi della classe politica di limitare i poteri gestionali dei dirigenti per trasformarli, da organi di garanzia e di imparzialità, in organi di parte al servizio dei partiti. O peggio, degli uomini dei partiti». Corneli definisce queste come le vere «anomalie da eliminare» per poter costituire organizzazioni pubbliche funzionali e al servizio dei cittadini». E non basta. «I metodi di selezione della dirigenza», prosegue Corneli, «spesso, troppo spesso, sono valutati ai fini dello sviluppo di carriera sull'appartenenza partitica più che sulle competenze professionali. Il che rende le organizzazioni basate più su equilibrismi di poteri partitici che sull'analisi del servizio che l' ente deve erogare».
Il presidente del Cida Abruzzo indica un'altra grave anomalia anche nei metodi di assegnazione degli obbiettivi da raggiungere e delle analisi dei risultati conseguiti che fa capo ai nuclei di valutazione dei dirigenti. «Nella nostra associazione», spiega Corneli, «ci sono professionisti ed esperti di valutazione e non mi risulta che nessuno di loro sia mai stato contattato per fare parte del nucleo di valutazione. Per cui si ha la sensazione che anche la scelta delle persone che fanno parte del nucleo di valutazione sono basate solo ed esclusivamente sulla vicinanza politica».
Che fare allora per migliorare il funzionamento delle pubbliche amministrazioni? Per Corneli non ci sono dubbi: «Se la classe politica riuscirà a raccogliere queste piccole sfide, solo allora le organizzazioni pubbliche riusciranno a creare valore aggiunto in una società che vuole crescere e svilupparsi».