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Data: 20/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Truffa con le risorse del terremoto - Molinari attacca i giornali. Il vescovo: gioia libidinosa nel parlar male della Chiesa

L'AQUILA. «Qualcuno mostra una gioia libidinosa nel parlar male della Chiesa». Mentre spuntano sempre nuove intercettazioni che riguardano la Curia e i suoi vertici, nuova incursione dell'arcivescovo Giuseppe Molinari nelle vicende della Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo. «Le nostre debolezze pesano e ne chiediamo perdono», ammette l'arcivescovo, prima di lanciarsi nell'ennesimo anatema nei confronti della stampa. «È con una riflessione sull'ultimo film di Ermanno Olmi», si legge in una nota della Curia, «che l'arcivescovo apre il suo intervento sul numero del quindicinale diocesano Vola in distribuzione in questi giorni. Un film controverso ed ambiguo che presenta un'idea di bene svincolata dalla fede e riduce il cristianesimo ad una semplice religione sociale. Quello che ne viene fuori è una situazione preoccupante che dimentica la centralità di Cristo e la missione della Chiesa, che, seppur a volte peccatrice, è l'unica depositaria di questo messaggio di salvezza universale. L'esempio del film mostra la tendenza ormai dilagante di dimenticare la ricchezza del messaggio cristiano e dell'adagiarsi sul racconto di ciò che può mettere in crisi la Chiesa e svalutare il suo operato. Questa tendenza è ormai una prassi di alcuni soprattutto nel mondo dei media che, mettendo tranquillamente da parte il codice etico, si scagliano con gioia libidinosa», scrive l'arcivescovo, «su tutto quello che può offuscare il volto della Chiesa e dei cristiani. A costoro l'operato della Chiesa, la buona notizia che Cristo, figlio di Dio, è venuto nel mondo ed è nostro salvatore non interessa nulla. Interessa mettere nella massima evidenza le eventuali ombre della Chiesa, vere o presunte. Facilmente si ergono a difensori della giustizia e dei deboli, mentre si appiattiscono sulle piccole povere storie della debolezza umana, censurando gli orizzonti di speranza che il cristianesimo ha aperto agli uomini. Le nostre debolezze ci pesano e ne chiediamo perdono a Dio e ai fratelli», afferma Molinari, «ma è così triste la sorte di chi, con la scusa delle nostre debolezze, si rifiuta di accogliere Cristo e la sua salvezza».

L'arcivescovo dell'Aquila monsignor Giuseppe Molinari invece di chiarire fino in fondo il ruolo della Curia nella vicenda Traversi-Cavaliere preferisce parlare d'altro e accusa la stampa di «gioia libidinosa» nell'attaccare la Chiesa. Il presule stia tranquillo, da parte nostra non c'è nessuna gioia libidinosa ma solo il diritto-dovere di riferire fatti che coinvolgono - purtroppo - la Chiesa aquilana, così come facciamo per tutto ciò che di bello o di brutto accade nella nostra città piegata dal terremoto e nella quale il dolore per le 309 vittime sgorga ancora dalle ferite di chi la notte del 6 aprile 2009 ha perso tutto. Quanto poi a «chi dimentica la centralità di Cristo e la missione della Chiesa» Molinari farebbe bene - prima di accusare gli altri e fare solenni richiami a codici etici - a guardare in casa propria. Forse arrossirebbe un po'.

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