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Data: 20/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'arcivescovo Molinari contro la stampa «C'è chi è felice se attacca la chiesa»

«Alcuni, soprattutto nel mondo dei media, mettendo tranquillamente da parte il codice etico, si scagliano con gioia libidinosa su tutto quello che può offuscare il volto della Chiesa e dei cristiani». Questa volta a parlare non è il vescovo ausiliare Giovanni D'Ercole, ma il vescovo metropolita, Giuseppe Molinari, che non va per il sottile. Il suo giudizio su quanto sta succedendo nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta truffa di 9 dei 12 milioni di euro stanziati per il sociale, (nelle cui intercettazioni telefoniche c'è anche D'Ercole) Molinari lo ha esternato nell'ultimo numero del periodico dell'arcidiocesi Vola. «A costoro - dice ancora l'arcivescovo - l'operato della chiesa, la buona notizia che Cristo, figlio di Dio, è venuto nel mondo ed è nostro salvatore non interessa nulla. Interessa mettere nella massima evidenza le eventuali ombre della Chiesa, vere o presunte. Facilmente si ergono a difensori della giustizia e dei deboli, mentre si appiattiscono sulle piccole povere storie della debolezza umana, censurando gli orizzonti di speranza che il cristianesimo ha aperto agli uomini. Le nostre debolezze ci pesano - (ammette comunque Molinari) - e ne chiediamo perdono a Dio e ai fratelli».
Sull'argomento è intervenuto anche l'assessore regionale Gianfranco Giuliante che in riferimento alle dichiarazioni del sottosegretario Giovanardi (che annunciava sul caso dei "suoi" fondi un'ispezione ministeriale presso gli uffici della Procura e discriminazioni ideologiche) ha parlato di dichiarazioni «ingenerose e saccenti nei confronti della magistratura». Per Giuliante la circostanza che i denari sarebbero stati affidati tramite bandi, rendeva «inopportuno» da parte della politica e delle istituzioni in generale di intessere accordi, alleanze, e pellegrinaggi a Roma per l'accaparramento dei fondi, che dovevano essere elargiti in maniera trasparente. «Mi si vorrà concedere che tale attivismo - lo diciamo sommessamente - (afferma Giuliante) possa apparire inopportuno? In questo periodo di crisi e in un momento in cui la politica ha così scarsa credibilità, sarebbe stato giusto evitare leggerezze così macroscopicamente inutili, ma sarebbe stato vieppiù opportuno evitare vittimismi fuori luogo, sbandierando "verginità" che i fatti smentiscono clamorosamente!».

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