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Data: 20/10/2011
Testata giornalistica: Il Tempo
La Fiom conquista piazza del Popolo. Vince la linea di massima sicurezza Nessun corteo per le tute blu

Il braccio di ferro è durato 24 ore. E non sono mancati momenti di tensione con la «minaccia» dei sindacalisti delle tute blu di occupare piazza del Popolo qualora la questura avesse vietato anche quel sito per la manifestazione di domani. Alla fine il sì da via Genova è arrivato. La linea della «massima sicurezza» ha prevalso sulle ragioni del corteo degli operai di Fiat e Fincantieri, che era stato indetto dalla Fiom per il 21 ottobre. L'accordo per la scelta di una piazza dove protestare in forma statica, anziché sfilare, è stato raggiunto in serata al termine di una mediazione del Questore Francesco Tagliente con il sindacato. La ferita dei disordini di sabato scorso al corteo degli Indignati, dove centinaia di teppisti hanno messo a ferro e fuoco la Capitale, è ancora aperta. E il rischio di tensioni provocate da facinorosi e black bloc è reale. Fin da lunedì, infatti, il Questore aveva annunciato con fermezza il divieto a un corteo in qualsiasi zona della Capitale. Poi l'ordinanza del sindaco Gianni Alemanno, sul divieto dei cortei per un mese nel centro storico, che la Fiom ha cercato di "arginare" proponendo viale Mazzini come sito alternativo. La «causa» delle tute blu è stata subito perorata dalla sinistra, al punto che piazza del Popolo, secondo il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, sarà «la piazza di Roma che riconquista gli spazi della democrazia, dando voce ai lavoratori, perché quanto è avvenuto indica che c'è un tentativo del governo di utilizzare un fatto grave per impedire libertà e diritti democratici». Al sit-in di domani parteciperanno comunque anche alcuni «indignati» che hanno sfilato sabato, come gli studenti. La scelta di vietare il corteo da parte della questura, così come l'ordinanza Alemanno e le proposte del ministro Maroni per regole più rigide e fidejussioni a garanzia del risarcimento danni da parte degli organizzatori, sono inevitabilmente finiti sul tavolo della politica. Il pericolo tuttavia non è il confronto, anzi necessario, ma lo scontro che la sinistra più estrema cerca di acutizzare, incurante che proprio quei toni esasperati sono alla base di ingiustificabili violenze. «L'unica risposta possibile alle misure liberticide che in queste ore vengono varate dal sindaco Alemanno o che vengono annunciate dal ministro Maroni per impedire lo svolgimento dei cortei di protesta dinanzi ai palazzi del potere non può che essere la disobbedienza civile - dice Giovanni Barbera, membro della direzione romana del Prc-Federazione della Sinistra - è necessario che tutte le forze democratiche, politiche e sociali di questa città decidano subito di organizzare una grande manifestazione che attraversi in maniera assolutamente pacifica la "zona rossa" imposta da Alemanno, per ribadire che Roma è una città libera e democratica». Nessun dubbio sulla libertà e sulla democrazia della Capitale, dove è vietato per un mese sfilare in corteo ma si può manifestare. «Roma è stata ferita pesantemente. Ha diritto a un periodo di tregua», ha commentato il ministro al Lavoro Maurizio Sacconi, mentre Alemanno ha sottolineato come «Roma Capitale è a disposizione per aiutare in ogni modo questa manifestazione». Al di là delle strumentalizzazioni politiche un dato è certo. La manifestazione della Fiom ha già avuto un'esposizione mediatica enorme. Segno evidente che non sempre il corteo richiama l'attenzione. A volte una bella piazza e un palco danno più voce e più forza alla protesta.

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