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Data: 20/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Avvocato di Avezzano beffa la Lega Nord. Il giudice: «I ministeri a Monza vanno chiusi, condotta antisindacale del governo»

Di Stefano: violato l'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori

AVEZZANO. I ministeri al Nord vanno chiusi. Per buona pace del popolo leghista. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Roma: «La presidenza del Consiglio dei ministri ha tenuto una condotta antisindacale». Una motivazione che accoglie in pieno la tesi di Dorangela Di Stefano, l'avvocato di Avezzano che ha condotto la battaglia legale.
In base a quanto stabilito dal giudice del lavoro di Roma, Anna Baroncini, le sedi distaccate dei ministeri delle Riforme, della Semplificazione, dell'Economia e del Turismo, voluti dalla Lega e inaugurati nella Villa Reale di Monza lo scorso 23 agosto, devono chiudere. Il giudice ha infatti dichiarato «antisindacale» il comportamento della presidenza del Consiglio e ha ordinato di «rimuovere gli effetti» della decisione. La Baroncini ha accolto il ricorso dei sindacati della presidenza del consiglio, Snaprecom e Sipre, assistiti dall'avvocato Dorangela Di Stefano di Avezzano.
«I ricorsi previsti dall'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori», spiega l'avvocato Di Stefano, 38 anni e da tempo legale di fiducia dello Snaprecom e di altre sigle sindacali del pubblico impiego, «sono piuttosto rari nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, perché si presume che le autorità pubbliche rispettino le prerogative e le libertà sindacali costituzionalmente garantite. Eppure non è stato così in questo caso. È accaduto che addirittura la presidenza del Consiglio dei ministri, dove sono incardinati i ministeri senza portafoglio guidati dagli onorevoli Bossi e Calderoli, abbia proceduto all'istituzione di sedi periferiche, i cosiddetti ministeri al Nord, omettendo di attivare le procedure di partecipazione sindacale previste dalla legge e dalla contrattazione collettiva. La mancata informazione preventiva e il conseguente impedimento della concertazione ha profondamente sminuito il ruolo delle associazioni sindacali». L'apertura dei due uffici a Monza - 150 metri quadrati, uno per il senatur Bossi e l'altro in condivisione tra i ministri Calderoli, Tremonti e Brambilla - aveva scatenato un vivace dibattito, anche se per la verità quei ministeri nella Padania sono rimasti aperti non più di tre giorni. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrisse a Berlusconi e si disse «preoccupato».
La sentenza che ha dato ragione all'avvocato Di Stefano ha acceso ieri un nuovo dibattito. Calderoli commenta: «No, non chiudono». Soddisfatto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha sempre contestato il trasloco a Monza: «La decisione del tribunale non può non essere salutata con grande soddisfazione da tutti coloro che hanno a cuore Roma capitale e la nostra unità nazionale». Da Bocchino (Fli) alla Finocchiaro (Pd) tutti a parlare di «beffa» per i leghisti. Mentre il ministro del lavoro Maurizio Sacconi bolla la decisione del giudice come «un'interpretazione creativa». In serata anche il commento del senatur Bossi: «Non ci riguarda».
Nella sua casa di Avezzano l'avvocato Di Stefano assiste al dibattito e se la ride.

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