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Pescara, 12/04/2026
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Data: 21/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La manovra in Abruzzo - Dpef: saranno altri tre anni duri e c'è il rischio di nuove tasse. I conti migliorano ma la sanità continua ad ingoiare tutto

PESCARA - C'è poco da illudersi: saranno altri tre anni di sangue, sudore e lacrime. I conti della Regione vanno meglio, ma la sanità è un mostro che ingoia la cassa con tutto il denaro che c'è dentro, e per finanziare lo sviluppo non restano che i fondi europei. Quanto alle tasse, siamo già al massimo consentito ma non per questo i rischi di un'ulteriore torchiatura sono evitati: basti pensare al rincaro del bollo auto che ci è stato apparecchiato insieme agli auguri di Capodanno per mandarci il panettone di traverso. In estrema sintesi, è quanto emerge dalla bozza di Dpef, il documento di programmazione economica, preparata dalla Giunta regionale per il triennio 2012-2014.
Alcuni passi chiariranno l'origine di una simile sintesi. Pagine 26-27: «Nonostante le azioni di risanamento degli ultimi anni, l'elemento principale che caratterizza il bilancio regionale continua ad essere l'incapacità strutturale delle entrate a poter finanziare le spese derivanti da obbligazioni già assunte o da spese aventi natura obbligatoria....Le risorse proprie sono costituite dai tributi propri (Irpef, Irap, tassa di circolazione e altre minori), dal gettito o quote di gettito per tributi erariali devoluti alla Regione e dal Fondo perequativo. L'insieme delle entrate proprie deve essere destinato prioritariamente al finanziamento del settore della sanità». Per ulteriore chiarezza, pagina 29: «Le entrate regionali complessivamente disponibili, pari a 2.769,37 milioni di euro, sono destinate a finanziare: la spesa per il fabbisogno sanitario regionale ordinario...le spese per le cartolarizzazioni...per la copertura dei disavanzi del servizio sanitario regionale...rispetto al totale di entrate regionali la spesa sanitaria complessiva assorbe, nell'anno 2010, l'87,22% delle risorse». Cosa resta? Le spese obbligatorie per organi regionali ed enti strumentali, per rimborsare i mutui e quant'altro. E la programmazione, gli investimenti, l'economia?
Il taglio del debito sanitario e risparmi come quelli sugli enti strumentali consentono alla Regione di respirare, ma non di investire sullo sviluppo. Pagina 33: «Gli investimenti...nelle condizioni di bilancio degli ultimi anni, sono stati finanziati...dai Programmi Operativi Comunitari...Le risorse della programmazione unitaria 2007-2013, che vede l'Abruzzo tra le Regioni dell'Obiettivo Competitività e Occupazione, sono state riprogrammate per i tre programmi operativi comunitari nel 2009, e per il programma Fas nel 2011. A settembre 2011 il Par Fas è stato approvato dal Cipe, che ha così reso disponibili risorse». Santa Europa.
Ma adesso è alle porte il federalismo fiscale, a forbici spianate. Pagina 35: «I principali tributi regionali sono caratterizzati da aliquote già attestate sui livelli massimi che, in caso di mancato rispetto degli obblighi previsti dal Piano operativo sanitario 2011-2012 potrebbero essere ritoccate verso l'alto, anche oltre i limiti massimi previsti dalle norme fiscali vigenti, per la copertura dei deficit maturati nell'ambito del servizio sanitario regionale...un aumento dell'imposizione fiscale rischia di penalizzare i cittadini e le imprese abruzzesi, comprimendo la già debole domanda interna». Già. A questo ci ha portati il mostro-sanità, con i lunghi anni di malgestione del servizio pubblico e di oscure connivenze con privati mai sazi di mungere un Abruzzo che oggi non ha di che investire sul suo futuro se non contando su aiuti europei e sulle magre tasche dei suoi cittadini. Il resto sono parole e campagne elettorali.




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