Sciopero nazionale di 8 ore e corteo a Roma attraverso Villa Borghese. Almeno 10mila manifestanti da tutti gli stabilimenti. Landini: siamo la parte migliore del paese. Fabbrica Italia? Non esiste. Camusso: basta con le bugie di Marchionne
Solo bandiere e magliette rosse, niente caschi né bombe carta. La Fiom "sfila" a Roma come sempre ha fatto nella sua storia, in un corteo pacifico e senza la minima tensione, nel giorno dello sciopero nazionale di Fiat e Fincantieri.
I metalmeccanici, giunti nella capitale da tutte le fabbriche del paese, sono partiti intorno alle 9.30 da villa Borghese verso piazza del Popolo. "In piazza dobbiamo pure arrivarci. Non possiamo mica volare", afferma il segretario generale delle tute blu Cgil, Maurizio Landini, spiegando la "passeggiata" dai pullman nonostate il divieto di manifestare imposto dal Comune.
"Ringrazio la Fiom per la disponibilità. Devo dire che oggi l'ordinanza è stata sostanzialmente rispettata. C'è ovviamente l'afflusso di gente in piazza, ma la Fiom ha rispettato le indicazioni. Questo è segno di grande civiltà che dà valore alla manifestazione", osserva il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Migliaia (almeno 12mila, secondo gli organizzatori) i lavoratori sotto al Pincio.Tra gli striscioni, spicca quello dedicato a Sergio Marchionne: lo raffigura con il fazzoletto da rapinatore e la pistola alla mano. Titolo: 'Agguato agli operai, mani in alto: o i diritti o il lavoro'.
Applausi hanno intervallato l'intervento del giurista Stefano Rodotà, secondo cui si assiste "a un attacco violento e diretto ai diritti fondamentali della Costituzione". Il professore ha espresso "gratitudine per gli uomini e donne della Fiom che sono in piazza per i loro diritti, ma anche per i nostri".
"La Fiat non investe più in Italia, Marchionne non vuole un dialogo", afferma Landini. Dure critiche al Lingotto e al piano Fabbrica Italia ("dove sono quei famosi venti miliardi?"), attacco al governo ("se ne deve andare"), preoccupazioni per lo stallo in Fincantieri nelle sue parole.
"Noi nel difendere il lavoro e i diritti di chi lavora difendiamo l'interesse del Paese. Siamo la parte migliore del paese. Se vogliamo difendere gli interessi delle persone che rappresentiamo, la politica non rappresenti solo le imprese ma anche il lavoro". A suo giudizio "bisogna costruire un'alternativa e combattere la dittatura della finanza mettendo al centro il lavoro".
"Siamo in piazza per parlare del lavoro", ribadisce il segretario generale di Corso d'Italia, Susanna Camusso stigmatizzando ancora una volte le violenze del 15 ottobre. Poi sulla situazione alla Fiat. "Sembra sempre più vicina ad andarsene, Marchionne non racconti bugie".
"Questo governo commissariato dalla Bce - ha aggiunto - non è in grado di dare risposte. Il decreto per la crescita non risolve nulla. Anzi, senza dirlo chiaramente introduce finanziamenti differenziati tra Nord e Sud per le energie alternative voluti dalla Lega invece di occuparsi del lavoro e dei giovani. Le fabbriche che sono qui oggi parlano della crisi industriale di questo paese".