PESCARA. «Il risultato del Molise deve spingere tutta l'opposizione ad una analisi lucida, che vada oltre i danni prodotti dal qualunquismo di Grillo. Ma il punto è che senza l'Udc, oggi racconteremmo però un'altra storia ed anche se in Abruzzo il centrosinistra è competitivo, noi dobbiamo andare oltre, lavorare ad un progetto che unisca tutte le opposizioni su un programma chiaro di sviluppo e riequilibrio dell'enorme disparità sociale creata dalla destra di Chiodi e Berlusconi». L'analisi è di Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd.
Il risultato del Molise è quello delle elezioni regionali di domenica e lunedì scorsi che hanno visto il centrosinistra sconfitto dal candidato del centrodestra, il presidente uscente Michele Iorio, rieletto per la terza volta con il 46,94% dei voti. Il suo avversario del centrosinistra, Paolo Di Laura Frattura, si è fermato, invece, al 46,15% (87.637).
Una sconfitta sulla quale il centrosinistra abruzzese si interroga in vista soprattutto delle elezioni amministrative della prossima primavera. Il dibattito si muove sul crinale di una scelta: andare al voto con il nuovo Ulivo del cosiddetto Patto di Vasto (Pd, Idv e Sel), oppure allargare al centro (Udc) la coalizione.
«Mai come in questo momento», dice Paolucci, «c'é una convergenza forte di soggetti diversi fra loro sulla necessità di cambiare il Paese e l'Abruzzo: è a questa esigenza che dobbiamo dare risposte, non agli egoismi di partito. E il dovere del Partito democratico è ricostruire il Paese e le proprie comunità territoriali chiedendo attorno a quel progetto di condividere un percorso dalla spalle larghe, poiché le sfide sono molto impegnative. Progetti ed aperture che hanno consentito di riportare vittorie importanti a Vasto, Lanciano e Francavilla alle scorse amministrative. E' per questo che alle prossime amministrative, tra primo e secondo turno, vanno trovate intese larghe, a partire dall'Aquila, senza egoismi individuali e di partito».
«Quasi il 50% degli elettori molisani o non sono andati a votare o hanno votato Grillo: molto più del 5-6% che potrebbe valere, ad esempio in Abruzzo, l'Udc», dice Carlo Costantini, capogruppo dell'Idv in consiglio regionale. «Difficile, quindi, immaginare che al centrosinistra possa bastare (o addirittura convenire) cedere qualche scranno all'Udc, addirittura i più importanti, per conquistare le sue grazie. Resta un percorso da sperimentare, ma molto meglio e, soprattutto, anche molto più sano e conveniente da un punto di vista elettorale sarebbe impegnarci tutti per capire in profondità le ragioni del non voto o del voto a Grillo e provare a farle nostre, mettendoci anche noi, finalmente, in discussione».
Per Gianni Melilla, nonostante la sconfitta in Molise, la coalizione deve continuarer a guardare a sinistra più che al centro dell'Udc. «Il voto del Molise», dice il segretario regionale di Sel (Sinistra e libertà), «non può naturalmente avere un significato generale o nazionale visto che gli schieramenti erano assolutamente anomali: in particolare l'Udc è stata parte organica del centrodestra mentre a livello nazionale ha dato vita a un Terzo polo autonomo dal centrodestra e collocato alla opposizione del governo Berlusconi, e poi ci sono state liste autonome e civiche che hanno avuto risultati di grande peso elettorale che non hanno riferimenti certi a livello nazionale».
In Abruzzo, secondo Melilla, «il centrosinistra deve allargare il suo perimetro politico sia verso le forze politiche che verso quelle sociali, culturali, civiche e associative. Naturalmente l'Udc deve sciogliere i nodi della sua collocazione che a livello nazionale è all'opposizione del governo Berlusconi mentre in Abruzzo fa parte delle quattro giunte provinciali. I movimenti di questi ultimi mesi delle donne, degli studenti,dei lavoratori, per la libertà dell'informazione, per l'indipendenza della magistratura, per la difesa dello stato sociale e della scuola pubblica, devono avere nel centrosinistra una forte interlocuzione con la capacità di dialogare e di rappresentare le loro istanze nelle istituzioni».
Secondo Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione comunista, «l'asse strategico del Pd, tutto orientato ad acquisire per sommatoria aritmetica pezzi di centrodestra nella coalizione di centrosinistra» è «la base materiale della sconfitta molisana».
«Non basta quindi», conclude Fars, «l'antiberlusconismo a geometria variabile ma per vincere c'è la necessità di produrre coalizioni, progetti e candidature con un chiaro profilo di alternativa, come dimostrano Milano e Napoli, e non di inseguire pezzi, pezzettini e frammenti in fase di distacco dal centrodestra».