MARTINSICURO - E' stata qualcosa di più della semplice inaugurazione di un nuovo ponte, pur importante come quello sul Tronto che collega Martinsicuro a San Benedetto e che consentirà di ridurre i rischi di esondazione del fiume, di evitare disastri come quelli causati dall'alluvione del 1992. E' stata qualcosa di più, la giornata di ieri, per quanto bagnata da una fastidiosissima pioggia: è stata uno sguardo sul futuro che vedrà sempre più vicine Abruzzo e Marche, regioni sorelle e destinate a condividere i grandi progetti adriatici che si preparano. Almeno, si spera che si stiano preparando.
Il governatore marchigiano Gian Mario Spacca ha prima ricordato che questo ponte, insieme a quello ferroviario, è «un tassello del più ampio mosaico di nuove opere infrastrutturali per il Piceno, destinato a diventare il secondo polo logistico delle Marche: dall'elettrificazione della Ascoli-Porto d'Ascoli agli interventi lungo la Statale Salaria», e che «con cinque miliardi di opere le Marche sono la regione che in rapporto alla popolazione ha in corso maggiori investimenti per infrastrutture», poi ha lasciato spazio al vice governatore abruzzese Alfredo Castiglione che ha sostenuto che «il nuovo ponte dimostra che quando i soldi pubblici vengono spesi bene i risultati si vedono». In realtà la visione che si prepara è più ambiziosa, e si lega all'istituzione della Macroregione Adriatico-Ionica.
Ne parla ancora lo stesso Spacca: «Il parere approvato la scorsa settimana dalle 275 Regioni d'Europa è particolarmente importante. Prevede il prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico da Ravenna, che è il terminale attualmente previsto dalla Commissione europea, fino alla Puglia, a Bari, includendo dunque anche le Marche e l'Abruzzo. Oggi è l'Europa il vero riferimento per i grandi disegni infrastrutturali, e questo ponte è l'esempio della necessità che le istituzioni, al di là dei territori e delle sensibilità politiche, lavorino insieme, senza polemiche, per un unico obiettivo, quello della crescita della comunità. Solo se siamo uniti, il Governo e l'Europa ci ascolteranno».
Dunque quel che l'Italia taglia l'Europa ricuce: come già per i finanziamenti allo sviluppo, l'Abruzzo deve sperare nelle istituzioni continentali per contare su un futuro degno, perchè in cassa non c'è una lira e Palazzo Chigi taglia tutto quel che può tagliare, e anche di più. La Macroregione è più di una speranza, è un'opportunità che va colta senza esitazioni, anche e soprattutto se la rete infrastrutturale boccheggia e Trenitalia si dimentica della linea adriatica. Un ponte tra Abruzzo e Marche può diventare un ponte per l'Europa.