Scatta la rivolta dei sistemi turistici locali contro la Regione. In particolare quello del Gran Sasso, che conta 160 tra soci pubblici e privati e oltre tremila posti letto distribuiti su un'area di 1.240 chilometri quadrati, ha annunciato la presentazione di un ricorso al Tar contro la decisione dell'ente di annullare le linee guida per il riconoscimento dei sistemi turistici locali. Una scelta definita «irragionevole» che celerebbe la volontà di favorire i grossi gruppi privati. «L'assemblea del sodalizio - è scritto nella nota del presidente Antonello De Vico - ha deciso di imboccare questa strada a fronte dell'irragionevole azione regionale che, se con il piano triennale del turismo in vigore voleva favorire il radicamento, il rafforzamento dei sistemi in viaggio lungo il percorso non solo del riconoscimento, ma dell'affermazione sul mercato del turismo, dall'altro la stessa Regione manifesta palesemente l'intenzione di procedere allo sradicamento dei difficili processi di costruzione di sistemi locali su base territoriale, soprattutto in quelle aree - come il Gran Sasso - che avvertono direttamente i riflessi drammatici del sisma del 6 aprile 2009 che vanno ad aggiungersi ad una già critica situazione economica».
Intanto il presidente dell'associazione Gran Sasso 360, Gianluca Museo, ha polemizzato sostenendo che l'area resta «un mosaico che rimane ancora incompleto perché ancora privo di quella progettualità e risorse economiche ormai improcrastinabili per il rilancio della stazione di turismo invernale ed estivo. Quanto gli operatori privati riusciranno ancora a resistere?».