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Pescara, 12/04/2026
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Data: 23/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Regione, 98 dirigenti e stipendi per 95 milioni. I numeri della burocrazia: circa 1.800 dipendenti fra giunta, consiglio ed enti. Cgil: snellire il numero dei dirigenti

Idv: è irricevibile qualsiasi proposta di riforma della dirigenza regionale proveniente dal governatore

PESCARA.In Abruzzo ci sono 13 dirigenti per il consiglio regionale contro i 6 delle Marche; e 85 posizioni da dirigente per la giunta regionale contro le 62 delle Marche. L'Abruzzo ha 1.342.975 abitanti, circa 200 mila in meno delle Marche che ne conta 1.560.785.
Il raffronto fra due regioni vicine, non solo perché confinanti, aiuta a capire le ragioni della polemica sollevata, nei giorni scorsi, da Confindustria Abruzzo sulla ipertrofia della burocrazia regionale che rallenta progetti e autorizzazioni.
Una polemica rilanciata poi dallo stesso governatore Gianni Chiodi che in un'intervista al Centro ha ammesso il problema aggiungendo che uno dei suoi obiettivi è quello di sottoporre a una cura dimagrante la burocrazia dell'ente riducendo il numero dei dirigenti. Alla riforma della legge regionale numero 77 del 1999, che regola, sta lavorando da tempo l'assessore al Personale, Federica Carpineta, che ne ha anticipato il contenuto, ieri al Centro (si veda la tabella in alto).
«Il percorso del cambiamento della macchina amministrativa è difficile e lungo», ammette Chiodi. «In due anni a mezzo abbiamo ridotto i dirigenti del 17% e i dipendenti del 13% e Abbiamo messo in liquidazione agenzie e società come Abruzzo Engineering messe in campo dal partiti solo per ricercare consenso. Quanto ai dirigenti bisogna scegliere persone che hanno merito. In conferenza delle Regioni ci accorgiamo della differenza».
E' di circa 1.900 il numero di dipendenti della Regione Abruzzo, fra ente principale ed enti strumentali soppressi o ancra in vita. Sono 1.200 i dipendenti della giunta (esclusi i dirigenti) ai cu vanno sommati quelli del consiglio regionale e di enti come Abruzzo Sviluppo, Arssa, Aptr e Arit (soppressi) e Arta: in totale, circa 1.800. Il costo complessivo dell'intera macchina burocratico-amministrativa della Regione è di 190 milioni all'anno, di cui 95 milioni per stipendi.
Le opposizioni di centrosinistra concordano sulla necessità della razionalizzazione e della cura dimagrante ma dubitano che Chiodi e la sua giunta siano in grado di realizzarli.
«Cambiare la pubblica amministrazione si può e si deve, ma Chiodi scopre questa esigenza ora, dopo aver caricato gli uffici della Regione di altro personale esterno», dice Silvio Paolucci. Per cambiare radicalmente la macchina burocratica, secondo il segretario regioanle del Pd, «bisogna iniziare eliminando quella zona grigia di contatto fra politica e dirigenti: va subito resa incompatibile la funzione dirigenziale della pubblica amministrazione con incarichi di natura elettiva ed amministrativa nello stesso territorio di competenza, come avviene per altri servitori dello Stato. Il numero dei dirigenti va limitato all'essenziale per farne dei veri e propri manager».
«Ci sono settori in Regione con un solo dipendente che ha i galloni e l'indennità di responsabile di se stesso, e questo non deve essere più possibile», dice ancora il segretario del Pd. «Ma non possiamo non sottolineare che alla prima prova vera di riforma della pubblica amministrazione, il riordino degli enti non è stato formulato con cognizione di causa. Chiodi ha proposto spot e annunci: all'Abruzzo e alle imprese servono invece un'unica Agenzia per lo sviluppo e l'attrazione di investimenti, che assorba le funzioni dei consorzi industriali, Abruzzo Lavoro, Abruzzo Sviluppo, Sviluppo Italia, Arit, Aptr, e decentri alle associazioni di Comuni i compiti della pianificazione territoriale. Serve un'unica Agenzia regionale per la politica della casa, con l'abolizione delle Ater e il passaggio di competenze ai Comuni. E basta un'unica Asl regionale, che assuma anche funzioni di programmazione e di monitoraggio. Serve un'unica società dei trasporti su gomma. Tutte soluzioni alle quali Chiodi preferisce il proliferare dei consigli d'amministrazione come nel caso di Arpa, Sangritana e Gtm».
Secondo Carlo Costantini, invece, «Chiodi non può pretendere dai dirigenti della Regione, ciò che non pretende da se stesso».
«Oggi per l'Italia dei valori», prosegue il capogruppo regionale dell'Idv, «sarebbe irricevibile qualsiasi proposta di riforma della dirigenza regionale proveniente da Chiodi. Come fa, solo per fare qualche piccolo esempio, chi ha messo Amicone all'Arta, il sindaco di Rapino alla Finanziaria regionale o Diaconale al Parco del Gran Sasso, chi ha scelto i direttori generali della Asl solo su logiche di appartenenza politica, chi li ha premiati pur se in presenza del fallimento dei loro obiettivi, chi ha dato a tutti gli oltre 100 dirigenti regionali dieci e lode in pagella (e, di conseguenza, a tutti il massmo delle indennità economiche) mortificando chi lavora a vantaggio dei fannulloni che pure esistono o chi ha messo il proprio socio di studio a ricevere incarichi di revisore contabile e di consulenza di ogni genere, a fare oggi la predica sul merito e sull'efficienza ai dirigenti regionali?».
«Il rapporto di un leader con i propri collaboratori si gioca tutto sulla sua credibilità», conclude Costantini. «Non puoi pretendere da loro ciò che tu ha già dimostrato di aver preteso da te stesso. Chiodi fino ad oggi ha lottizzato tutto quello che era possibile lottizzare».

Cgil: snellire il numero dei dirigenti
Ranieri: il vero problema è accorpare le direzioni per materie omogenee. Il sindacato: sono troppi i contratti annuali rinnovabili

PESCARA. «Siano assolutamente favorevoli alla razionalizzazione del numero delle posizioni dirigenziali, anche perché se guardiamo all'organizzazione di altre Regioni simili all'Abruzzo, come le Marche o l'Umbria, vediamo come un apparato regionale snellito funzioni meglio».
Carmine Ranieri è il segretario regionale del sindacato dei dipendenti della Funzione pubblica della Cgil.
«C'è da dire, però», prosegue Ranieri, «che una delle prime piccole riforme introdotte, in questa materia, dalla giunta non andava in questa direzione che è quella voluta da noi. Infatti, il governo Chiodi ha ritenuto che le direzioni regionali dovessero corrispondere esattamente agli assessorati. Il problema sta nel fatto che le deleghe date agli assessori rispondono a criteri politici. Questo, quindi, non consente la razionalizzazione, perché le deleghe sono ripartite in maniera non omogenea».
«Faccio un esempio», prosegue il sindacalista della Cgil. «Un punto essenziale per una Regione è l'integrazione fra servizio sanitario e servizio sociale. Un cittadino che chiede una prestazione sanitaria, spesso, ha bisogno, al contempo, anche di una prestazione sociale. In Abruzzo, invece, queste due realtà, divise fra due assessorati differenti, non colloquiano fra di loro. Le direzioni dovrebbero essere costituite - o accorpate in sede di riforma - sulla base di materie omogenee».
«Il secondo punto di critica alla giunta regionale», aggiunge Ranieri, «riguarda il metodo di selezione dei dirigenti. Attualmente la legge 77 del 1999 dice che può diventare dirigente chi vince un concorso pubblico, allo scopo di garantire l'imparzialità e la terzietà della funzione che è chiamato a svolgere. L'alternativa sarebbe, infatti, una selezione su base politica. Adesso in Regione c'è una maggioranza di dirigenti assunti per concorso e una parte che è lì contratti rinnovabili, per lo più di durata annuale. Questi dirigenti rischiano di essere totalmente asserviti alla politica».
«La nostra proposta», prosegue il segretario della Cgil-Funzione pubblica, «è quello di attuare per tutti il cosiddetto ciclo di performance, che l'assessore al personale, Carpineta, ha introdotto con una legge, discussa anche con i sindacati, che però è rimasta inattuata. Ai dirigenti, cioè, la politica deve dare obiettivi concreti e quatitativi e giudicare le performance in rapporto al raggiungimento o meno di quelle finalità. Assegnando, quindi, premi di risultato, in caso di conseguimento degli obiettivi, e arrivando fino alla possibilità di esclusione dalla pubblica amministrazione nel caso contrario».

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