«Francia irritata per la vicenda Bini Smaghi. Vendita dei beni pubblici per abbattere il debito»
BRUXELLES - «Penso di convocare per domani un Consiglio dei ministri per poter finalmente fare cose che sinora non ho fatto per colpa degli altri». Silvio Berlusconi impiega un po', e fatica non poco, ad ammettere che sinora ha sbagliato a non mettere mano ad alcune riforme strutturali. L'ora tarda nella quale si presenta per raccontare la giornata vissuta pericolosamente tra le mura di Justus Lipsius nel corso del Consiglio europeo straordinario, non aiuta l'eloquio e costringe il presidente del Consiglio ad un giro di parole per annunciare ciò che era atteso da mesi soprattutto da Confindustria: la riforma delle pensioni d'anzianità.
«Porterò domani in consiglio dei ministri la riforma e convincerò Bossi» facendo presente che «siamo l'unico Paese che ha le pensioni di anzianità». Il dado è tratto, ma visto che le pensioni non si possono riformare con decreto, la strada del ddl è lunga. Berlusconi però parla sapendo di non avere molte alternative e l'ultimatum ricevuto ieri a Bruxelles lo costringe a riprendere in mano la lettera del 5 agosto arrivata da Francoforte nella quale oltre che di pensioni si parlava di riforma del mercato del lavoro, di dismissioni del patrimonio pubblico e di taglio ai dipendenti pubblici. Esclusa l'esistenza di «un rischio Italia», Berlusconi riprende il ragionamento sulle pensioni parlando di fatto già all'alleato: «Bossi ha sempre detto che ha difeso i pensionati, ma questo che diciamo non collide con la difesa dei pensionati - spiega - perché non andiamo a toccare, a diminuire, le pensioni di nessuno. Soltanto, anche con lo sviluppo della vita media che in Italia è intorno agli 80 anni, ormai per i giovani mantenere delle persone che vanno in pensione a 58 anni e poi vanno avanti fino agli 80 e oltre è un carico sulle loro spalle francamente ingiusto». In Europa, aggiunge poi il premier, si parla di un'età unica di pensionamento a 67 anni. Con ogni evidenza, una traccia per le misure in cottura.
Alla riforma pensionistica, Berlusconi associa anche la vendita di una consistente fetta di patrimonio pubblico per abbattere il debito e arrivare con maggiore facilità all'obiettivo del pareggio di bilancio. «Ho ribadito che il nostro obiettivo è arrivare al pareggio di bilancio nel 2013 ma - annuncia il Cavaliere, mentre Bonaiuti annuisce - si potrebbe ridurre il debito forse già prima ponendo sul mercato gli immobili del patrimonio pubblico». Anche perché «i 1.900 miliardi di debito, ereditato dal passato, saltano agli occhi. Soprattutto della speculazione finanziaria».
L'assedio subito ieri dai vertici comunitari e dalla coppia franco-tedesca non lo ha messo di buon umore, ma il premier tenta di celare la sua irritazione tentando di giustificare anche il protagonismo di Sarkozy: «Se l'è presa per Bini Smaghi, ma Bini Smaghi non può essere il casus belli per i rapporti che si deteriorano con la Francia». «Sarkozy - ha sostenuto il premier - si è adontato perché non si dimette dalla Bce. Noi gli abbiamo offerto dei posti prestigiosissimi e di responsabilità ma lui li ha rifiutati. Gli ho anche detto, ma che faccio lo uccido?».
Obiettivo quota 100 stop all'anzianità
ROMA Riforme e rigore. Sono le due richieste, pressanti, che arrivano da Bruxelles. Eppure l'Italia ha varato due manovre da lacrime e sangue quest'anno (a luglio e agosto) puntando dritto a un obiettivo che non sarebbe sbagliato definire «epocale» soprattutto dati i tempi stretti in cui si conta di raggiungerlo: il pareggio di bilancio entro il 2013. Dopo gli anni della spesa pubblica a go-go si cambia marcia. Pensioni, liberalizzazioni, tagli alla spesa, fisco, riforma del lavoro, misure per la crescita: da questi punti fondamentali, scrivevano il 5 agosto Jean-Claude Trichet e Mario Draghi nella famosa lettera a Silvio Berlusconi, l'Italia deve partire con urgenza.
Sulle pensioni il veto della Lega ha finora impedito di introdurre la quota 100 per l'anzianità (65 anni e 35 di contributi) dal 2015. Il che significa sostanzialmente cancellarle. Ora potrebbe essere la volta buona. Si è invece portato a 65 anni il requisito per la pensione di vecchiaia delle donne, anche nel settore privato, ma ci si arriverà nel 2026. Troppo poco secondo la Ue e un accelerazione potrebbe diventare possibile adesso, in alternativa o in aggiunta al tema dell'anzianità. Lo stop al ritiro anticipato vale almeno 2 miliardi: risorse che potrebbero andare alla crescita.
Trichet e Draghi ponevano il nodo dello sviluppo al primo punto della loro lettera perché né la Bce, né la commissione europea né le agenzie di rating credono sia possibile centrare il pareggio di bilancio anticipato senza una spinta al Pil. Su questo punto l'Italia è in ritardo: il decreto sviluppo è ancora incerto, l'alternativa al «costo zero» sarebbe un nuovo condono (fiscale e edilizio) che la Ue, però, ha già bocciato.
La Bce chiedeva una riforma della contrattazione che premiasse il livello aziendale. E questo è stato fatto con la modifica all'articolo 8 della manovra. Chiedeva anche una riforma del lavoro che consentisse la possibilità di licenziare insieme con una revisione completa del sistema di sostegno alla disoccupazione. E ciò è stato fatto solo in parte. Una spinta poderosa alla crescita potrebbe arrivare dalle liberalizzazioni. E su questo nulla è stato fatto. Il risanamento dei conti, con una correzione di 54 miliardi entro il 2013, è affidato per il 65% a nuove entrate. La riforma del fisco non potrà essere attuata prima del 2012. In caso di ritardo è prevista una clausola di salvaguardia (in ballo sono 20 miliardi) con tagli lineari molto duri. Il taglio dei costi agli apparati politico-amministrativi è slittato nel tempo.