Premier al Quirinale poi Consiglio dei ministri, ma è fumata nera
ROMA - L'attesissima riunione del Consiglio dei ministri, il day after dell'ultimatum dell'Unione europea al governo italiano sulle misure per lo sviluppo, iniziata con più di un'ora di ritardo e durata meno di due, è finita con un nulla di fatto. La Lega contraria ad ogni intervento sulle pensioni, è rimasta sulle proprie posizioni e Berlusconi si è visto costretto a proseguire tra incontri e cene con Bossi e i suoi l'ardua opera di convinzione del recalcitrante alleato. Operazione che il premier, peraltro, nelle ore precedenti si era detto abbastanza fiducioso di condurre in porto. Ma questo è il risultato di una frenetica giornata scandita da una serie di colloqui e consultazioni che non sono però serviti a sbloccare la situazione.
Il Cavaliere in mattinata ha ricevuto per primo a palazzo Grazioli Giulio Tremonti. Finito l'incontro con il ministro dell'Economia, Berlusconi, accompagnato da Gianni Letta, è salito al Colle dove si intrattenuto per un'ora a colloquio con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Contemporaneamente, a Milano, nella sede del Carroccio di via Bellerio, si teneva una riunione dei vertici della Lega con Umberto Bossi. Nessuna dichiarazione alla fine, ma anche nessun dubbio sulla scelta dei lumbard di opporsi a ogni ipotesi di intervento sulla previdenza. Tornato a palazzo Grazioli, il presidente del Consiglio ha incontrato di nuovo Tremonti, a cui si è aggiunto il segretario del Pdl, Angelino Alfano. La difficile ricerca di una soluzione al problema delle pensioni è proseguita in un altro incontro, questa volta a palazzo Chigi, tra Berlusconi, Bossi, Maroni e Calderoli, presente anche Tremonti, il cui protrarsi ha fatto slittare l'inizio del Consiglio dei ministri. Riunione nella quale tutti i partecipanti sono entrati con la convinzione, espressa dal ministro Rotondi, che «la ricetta della Lega sulle pensioni è opposta a quella del Pdl». E, infatti, è stato lo stesso premier che in apertura dei lavori ha così sintetizzato ai colleghi di governo lo stato delle cose: «Stiamo ragionando con la Lega su cosa si può fare sul fronte delle pensioni». Ma la riunione è proseguita sul registro del dialogo tra sordi, almeno sul tema rovente delle pensioni, e pare si sia preferito concedere una tregua allo scontro chiudendola abbastanza in fretta per fare proseguire la trattativa su tavoli più ristretti. Sulla difficoltà del nodo da sciogliere sono apparse un eloquente commento le parole di Bossi - unico leghista ad intervenire - in Consiglio dei ministri: «E' un momento difficile. Dobbiamo saper rispondere ai problemi del Paese, ma bisogna trovare soluzioni che vadano bene a tutti».
Il sostanziale stallo all'interno del governo è sembrato riflettersi nello scarno comunicato diffuso al termine del Consiglio dei ministri, in cui si legge semplicemente che Berlusconi «ha svolto un'ampia relazione sugli esiti del Consiglio europeo di domenica e sulle misure da adottare in vista del Consiglio europeo di mercoledì». Segue l'elenco di una serie di provvedimenti minori, tra cui quello sulle sanzioni per le violazioni di «alcuni regolamenti europei in materia di commercializzazione di carni da pollame». Quanto, invece, alle indiscrezioni trapelate sulla riunione, Berlusconi avrebbe detto che solo la coalizione da lui guidata può portare fuori dalla crisi. Il Cavaliere avrebbe riferito di aver trovato a Bruxelles un clima «ostile» all'Italia, bollando peraltro come «assurda» la tesi che la crisi «sia stata determinata da me o dall'Italia». Molto più sul vago l'intervento di Tremonti che si sarebbe limitato a parlare di quello che, in generale, si potrebbe fare. Tutti discorsi, questi, che sono proseguiti, alla ricerca di uno sbocco più costruttivo, nella cena che ha visto attorno al tavolo di palazzo Chigi Berlusconi, Tremonti, Bossi, Maroni, Calderoli e Letta. In attesa degli auspicati esiti, si è però preferito, nonostante l'urgenza delle scadenze stabilite dalla Ue, non fissare un nuovo Consiglio dei ministri per la giornata di oggi.