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Pescara, 12/04/2026
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Data: 25/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Servono infrastrutture e riforme la politica perde troppo tempo». Mattoscio: sono almeno quindici anni che l'Abruzzo cede terreno

PESCARA - Volare alto, e non leggere e affrontare i nodi dell'economia abruzzese affidandosi solo ai decimali. In un momento delicato per la regione, con i giovani industriali che a Capri sfrattano la politica dal loro palco e con i segnali di delocalizzazione che arrivano dalla grande industria (Sevel, Honda, Micron), Nicola Mattoscio sferza la classe dirigente su alcuni grandi temi, come quello delle infrastrutture; sottolinea l'importanza della valorizzazione del capitale umano, i cosiddetti asset invisibili; invita la piccola e media impresa a fare sistema.
Troppi i treni persi, secondo l'economista, docente universitario e presidente della Fondazione Pescarabruzzo, sulle sponde dell'Adriatico: nel piano dell'Alta velocità ci sono Bari e Napoli ma l'Abruzzo è stato lasciato fuori, il collegamento Pescara-Roma arranca, l'aeroporto attende il rilancio. E poi il tema sempre attuale delle mancate riforme, per lo snellimento di un apparato istituzionale appesantito da antichi vizi: il dibattito sulle Macroregioni, invocate anche dall'Europa, che stride con le piccole municipalità che non riescono a fare rete per l'accorpamento dei servizi. La questione delle Province, delle aree metropolitane e del sistema regionale. Il ruolo delle Università.
Mattoscio, momento difficile o crisi strutturale?
«La prima cosa da ricordare è che non siamo di fronte a difficoltà episodiche: negli ultimi quindici anni, dopo l'uscita dall'Obiettivo 1, l'Abruzzo ha perso quasi venti punti nel reddito locale. Poi c'è la particolarità di una struttura incardinata sulle piccole e medie imprese, con le multinazionali legate alle problematiche internazionali che conosciamo».
Il governatore Gianni Chiodi invita l'imprenditoria abruzzese ad aggiornarsi nella sfida ai mercati globali. Qual è secondo lei la prima ricetta da applicare subito?
«Ricondurre le nostre piccole e medie imprese ad un'unica filiera, in una logica di sistema. In buona sostanza si tratta di favorire la rivitalizzazione delle cosiddette economie esterne alle singole imprese. Queste ultime da intendere come soggetti con una identità propria nella economia della rete e non come un amalgama».
E' questo che intende quando invita a volare alto?
«La sfida dovrebbe partire da qui: una regione con una sola identità e un'unica piattaforma».
E invece?
«Da questo punto di vista c'è una grossa responsabilità della politica, basti pensare al sistema infrastrutturale, alla mancata valorizzazione delle risorse umane».
A cosa si riferisce in particolare?
«E' cronaca di questi giorni che siamo stati tagliati fuori dall'alta velocità. La costa adriatica non c'è, mentre ci sono forti ritardi nel decollo di infrastrutture strategiche, come l'aeroporto e il sistema portuale. Le vicissitudini di Pescara sono clamorose. Con l'abbandono dell'esigenza di modernizzare la Pescara-Roma si è rinunciato ad uno snodo fondamentale dell'Adriatico che sarebbe stato contemplato in qualsiasi politica europea».
A proposito di Europa, la Macroregione adriatica è una delle grandi questioni rilanciate anche dalla Ue per il buon governo dei territorio.
«Un'occasione importante per il ruolo che l'Abruzzo potrebbe avere nell'Italia centrale e nel Paese».
I giovani, la ricerca, sono questi gli asset invisibili che non trovano voce nei numeri ma contribuiscono ad impoverire l'Abruzzo di risorse fondamentali?
«Anche il capitale umano non trova una visione strategica nel sistema universitario regionale, nella collaborazione dei centri di ricerca, in percorsi professionalizzanti che dovrebbero fare capo alle responsabilità e ai ruoli del sistema regionale».
Si tentenna anche sul cammino delle riforme, la politica ci mette sempre la coda.
«Non va sottovalutata l'esigenza, poco sentita, di modernizzare la governance istituzionale regionale che in Abruzzo rende attuale il tema della semplificazione delle Province, della riorganizzazione (e non della cancellazione) dei piccoli Comuni, attraverso sinergie virtuose; della unificazione delle aree metropolitane strategiche. Si tratta di toccare livelli fondamentali dei modelli di crescita e di sviluppo: oltre ad essere una necessità, è anche lo strumento vitale per intercettare le più significative linee di azione della politica europea».

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