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Pescara, 10/04/2026
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Data: 26/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Nella notte primo accordo sulle pensioni. Vertice di palazzo Grazioli, intesa Berlusconi-Bossi: sì ai 67 anni anche per le donne nel 2026

ROMA. Il governo sempre in bilico sulle pensioni, ma nella notte arriva un primo accordo: intesa tra Berlusconi e Bossi sull'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni nel 2026 anche per le donne nel settore privato. E' quanto scritto nella lettera che il premier porterà oggi a Bruxelles e inviata anche al presidente Napolitano. Dopo una giornata di trattative trovato quindi un compromesso che potrebbe non essere accettato dall'Europa ma anche dal Quirinale che ha chiesto al Cavaliere di passare dagli annunci alle decisioni.
Ma ecco il racconto di una giornata davvero convulsa. Prima del vertice di palazzo Grazioli, Bossi aveva ammesso: «Questa volta si rischia la crisi». Berlusconi, che oggi dovrà andare a Bruxelles e dimostrare che la strada della crescita e dello sviluppo è stata effettivamente intrapresa, si ritrova nella bufera. «Sulle pensioni il governo rischia. Quelle di anzianità non si toccano. Sono sempre stato contrario a far pagare dieci volte chi ha già pagato» spiega il leader della Lega, che tiene il punto ma prova ad evitare il peggio e in serata, insieme ai vertici della Lega, si precipita da Berlusconi a palazzo Grazioli: «Una strada l'abbiamo individuata. Ora bisogna vedere cosa dice l'Europa».
I vertici di maggioranza, il frenetico susseguirsi di incontri e contatti telefonici tra i leghisti e i pidiellini che vanno avanti per tutto il giorno, non incrinano il muro alzato dal Carroccio. E Berlusconi, che nelle riunioni con i fedelissimi ha messo sul tavolo anche l'ipotesi di farsi da parte, teme la risposta dei mercati: «O troviamo un accordo, o c'è il rischio non solo di andare a casa, ma anche di prestare il fianco alla speculazione». Il Cavaliere mette da parte i toni baldanzosi e vede il pericolo ma, davanti alle telecamere di Porta a Porta, Angelino Alfano si mostra ottimista e scommette sulla tenuta della maggioranza. «L'intesa con la Lega c'è e risponderemo alla Ue. Speriamo di aver individuato con la Lega un punto di equilibrio in grado di dare risposta all'Europa anche sulle pensioni», dice il segretario del Pdl.
Berlusconi in mattinata aveva riunito a palazzo Grazioli i vertici di Pdl e Lega e poi spedisce a Bossi, che rimane alla Camera, una proposta che non entusiasma il Senatùr. Il punto di equilibrio sarebbe stato raggiunto intervenendo sulle baby pensioni, su quelle d'oro, su quelle di invalidità (l'obiettivo è stanare i falsi invalidi) e innalzando l'età pensionabile delle donne nel settore privato ma in modo graduale.
«Bisogna trovare un punto di equilibrio tra l'adeguamento dell'età pensionabile alla vita media e la necessità di salvaguardare l'entità delle pensioni», spiega un deputato del Pdl.
Ma l'Europa non ha chiesto di intervenire solo sulle pensioni e dopo il secco no di Bossi ad ogni ipotesi di condono, il Cavaliere potrebbe indicare nella lettera di intenti da inviare alla Ue misure che riguardano le liberalizzazioni, la vendita del patrimonio immobiliare pubblico e qualche altra misura che sia in grado di rilanciare la crescita e lo sviluppo. Ma non c'è nessuna garanzia sul fatto che Bruxelles possa dare il disco verde sulla base di una lettera di intenti. Nel Pdl e soprattutto nella Lega, si teme infatti che un testo scritto con un semplice riferimento alle pensioni non basti.
Ed è anche per questa ragione che ieri a Montecitorio è circolata l'ipotesi che Berlusconi, per evitare una brutta figura, avrebbe potuto persino disertare l'appuntamento di oggi a Bruxelles. Voci che sono state però subito smentite dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: «La presenza del presidente Berlusconi è confermata. Tutto il resto sono fantasie e strumentalizzazioni».
E Mentre il Cavaliere cerca l'accordo in extremis con la Lega, il Pdl entra in fibrillazione. In tanti vedono un governo sull'orlo della crisi e la domanda più ricorrente in Transatlantico è: ce la facciamo anche questa volta o dobbiamo pensare subito alla campagna elettorale? L'ipotesi estrema di un governo guidato da Gianni Letta o Renato Schifani continua a dominare il dibattito sul dopo Berlusconi.
Ma Bossi dice un no chiaro e tondo ad ogni ipotesi di governo tecnico mentre Maroni già ragiona con i "suoi" deputati sul dopo Berlusconi. Il ministro dell'Interno è attivissimo e diventa l'unico interlocutore delle opposizioni. Si ferma a parlare con Bersani e poi parlotta fitto fitto per una ventina di minuti con Enrico Letta. Il segretario del Pd chiede a Maroni se c'è l'intesa con Berlusconi e prova a convincerlo sulla necessità di una nuocva fase politica. «Così non si può andare avanti, se voi non staccate la spina poi pagherete il conto alle elezioni».

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