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Pescara, 10/04/2026
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Data: 26/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Via libera all'innalzamento dell'eta pensionabile a 67 anni nel 2026. Incentivi, nuovo scalone e donne caccia a 4 miliardi di risparmi

ROMA Pensioni alla prova del fuoco. Intrappolate tra veti e parziali aperture della Lega, in vista del vertice di Bruxelles, le ipotesi sul tappeto per risparmiare denaro pubblico e acquisire risorse per la crescita. Soglia minima dell'anzianità a 62 anni per tutti e tempi più stretti per arrivare ai 65 anni di vecchiaia per le donne del settore privato (per le statali l'età parificata con gli uomini scatta dal prossimo anno), sono rimaste durante tutta la giornata al centro degli incontri di maggioranza. Insieme alla proposta, lanciata da Berlusconi e sulla quale Bossi ha detto sì, di portare a 67 anni l'età della pensione, sul modello tedesco. Ok anche a penalizzare i baby pensionati anni '70, idea che piacerebbe alla Lega ma rischierebbe di provocare una valanga di ricorsi.
Lo scalone. La Cisl di Raffaele Bonanni è «decisamente contraia». E sull'anzianità Umberto Bossi ha puntato fino all'ultimo i piedi, ma la trattativa è comunque proseguita con l'obiettivo di inserire alcune misure sulla previdenza nella lettera che Berlusconi porterà a Bruxelles. Quali? Si è parlato di incentivi per restare al lavoro, affiancati da penalizzazioni all'uscita anticipata per recuperare lo scalone, varato nel 2008 da Maroni e poi modificato dal governo Prodi, che portava la soglia minima dell'anzianità a 62 anni per uomini e donne. In mano ai ministri ci sono ipotesi ben dettagliate e anche più decise, elaborate dal Tesoro: per esempio, l'accelerazione del sistema delle quote per arrivare a quota 100 (64 di età e 36 di contributi o 65 più 35) nel 2015. In questo modo, si cancellerebbe definitivamente il meccanismo stesso dell'anzianità con un risparmio consistente, valutabile tra 1,7 e 2 miliardi annui dopo il 2015 e punte superiori anche ai 2,5 miliardi in un anno, dopo quella data. Il meccanismo consentirebbe di frenare l'uscita per anzianità di un numero gradualmente crescente di persone: dalle 50 mila dei primi anni a circa 100 mila negli anni successivi al 2020.
Ipotesi comunque troppo indigesta alla Lega per poter passare. Con lo scalone a 62 anni i benefici stimati sarebbero invece di 4 miliardi nel triennio fino al 2015. Ma anche su questo punto si è trattato fino all'ultimo.
La vecchiaia. I 67 anni per gli uomini sono già una realtà collegata all'adeguamento all'aspettativa di vista che scatta nel 2013. La trattativa con Bossi potrebbe anticiparlo al 2012 e avvicinando di conseguenza anche l'obiettivo dei 67 anni cui si arriverà, senza modifiche, nel 2019. Il percorso accelerato per il raggiungimento dei 65 anni delle donne, invece, si può coniugare in vari modi. Se per esempio si anticipasse al 2012 l'inizio del percorso (per ora è previsto nel 2014) e si accelerassero i tempi innalzando l'età per l'uscita di un anno ogni due, si raggiungerebbe l'obiettivo nel 2020 anziché nel 2027. Il nuovo meccanismo interesserebbe circa 250 mila lavoratrici nel triennio fino al 2015 con un risparmio valutato dai tecnici ministeriali vicino a 2,5 miliardi. È un'ipotesi che il ministro dell'Economia Tremonti aveva già preso in considerazione nel corso della manovra di luglio. Anticipare i 65 al 2012, come per le statali, consentirebbe di risparmiare qualcosa di più, circa 3 miliardi nel triennio, ma non è realistico.
Baby pensioni. Sono quelle che negli anni '70 consentivano di andare in pensione dopo 14 anni sei mesi e un giorno alle impiegate pubbliche con figli. Una regola che è stata abolita dalle riforme degli anni '90. Nonostante questo, ancora oggi, il sistema previdenziale ne porta il carico sulle spalle con circa 500 mila pensioni da pagare. L'introduzione di un contributo di solidarietà a carico di questi pensionati sarebbe ben visto dalla Lega ma non è di semplice attuazione: presupporrebbe il consenso degli interessati o si rischia un forte contenzioso.

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