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Pescara, 10/04/2026
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Data: 26/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Il futuro delle pensioni - Giovani e incognita pensione. Con i fondi integrativi c'è una protezione in più. Ma è indispensabile cominciare presto a fare i versamenti

Il riscatto degli anni di laurea può aumentare il vitalizio

Pensare alla pensione, a meno di trent'anni, è difficile, quasi impossibile considerando il pessimo clima del mercato del lavoro. Ma col passaggio al sistema contributivo, se non si affronta per tempo la questione si rischia di rimanere senza alcuna protezione. I consigli sono quindi molteplici.
Il primo, forse banale, è quello di lavorare il più a lungo possibile. Infatti, coloro i quali sono riusciti a maturare i requisiti di anzianità prima dei limiti d'età previsti, 60 o 65 anni, dovrebbero cercare di rimanere al loro posto di lavoro ritardando il pensionamento anche di qualche anno. Si genera così un certo incremento nella pensione che non può essere di scarso interesse.
Cominciare presto. Il secondo consiglio si basa tutto sulle possibilità di investimento e sull'adesione ai tanti fondi pensione proposti dalle compagnie private o dalle casse degli ordini professionali.
Alla pensione integrativa bisogna pensare subito, poiché maggiore è l'orizzonte temporale che si ha a disposizione maggiori sono le possibilità di recupero della porzione di reddito non garantito dalla pensione.
La laurea. Un ulteriore suggerimento riguarda il riscatto degli anni della laurea. Raramente si prende in considerazione questa opzione, ma in genere è una proposta conveniente poiché, grazie alla durata media di vita molto allungata, si spende una cifra che sarà poi incassata sotto forma di pensione. E sarà di certo più alto l'incasso che l'esborso iniziale.
59% della retribuzione. Vediamo poi che cosa deve fare un giovane entrato stabilmente al lavoro con un impiego fisso a 30 anni di età. Il punto di partenza possono essere i calcoli effettuati da Stefano Patriarca dell'ufficio studi dell'Inps.
Un lavoratore dipendente assunto nel 2011 con una retribuzione lorda di 20mila euro, che andrà in pensione con 35 anni di contributi a 69 anni, dovrebbe maturare una pensione lorda di 38.735 euro contro un reddito di 65.484, quindi in termini lordi avrà la possibilità di raggiungere il 59% dell'ultima retribuzione. Tenendo però conto della minore tassazione e dell'assenza di contributi che incidono sulla retribuzione lorda del lavoratore, il tasso di copertura rispetto allo stipendio netto dovrebbe salire al 70%. Il condizionale è obbligatorio perché la previsione di Patriarca si basa su una crescita nominale del pil del 3,53%, un incremento nominale della retribuzione annua del 3,55% e un'inflazione del 2 per cento.
Nel caso che, invece, la crescita sia più bassa come accaduto negli ultimi anni, anche la pensione risulterà in consistente calo e l'integrazione determinante.
256 euro al mese. Una formula certa non esiste anche perché i fondi integrativi o i piani personali pensionistici si basano su diversi modelli di investimento che comportano, ovviamente, un elemento di rischio. Per esempio questo lavoratore potrebbe scegliere di versare in un fondo bilanciato 256 euro al mese, da subito sino alla fine della sua carriera lavorativa, e potrebbe assicurarsi un integrazione da mille euro al mese.
Per avere la certezza, scegliendo quindi una formula d'investimento garantito, il versamento mensile cresce sino alla ragguardevole somma di 427 euro al mese da subito e per 35 anni. Ovviamente questo piano di risparmio può risultare meno gravoso se si sceglie di integrare col versamento del Tfr o di risparmi aggiuntivi che possono contribuire ad incrementare il montante contributivo.

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