MILANO. Sotto tutela ufficialmente, ma gli impegni contenuti nella lettera hanno lasciato un'impressione «molto buona» nei 27 capi di stato così come l'agenda molto dettagliata allegata, documenti che sono stati illustrati dal presidente Herman van Rompuy come ha sottolineato il premier polacco Donald Tusk al termine del vertice Ue. L'Italia da ieri sera è commissariata dall'Unione Europea, come hanno comunicato il presidente della Commissione Barroso e del consiglio Van Rompuy nell' incontro di quindici minuti che ha preceduto l'inizio dei lavori.
Il governo non è riuscito a varare né il disegno di legge per lo sviluppo né il provvedimento sulle pensioni e si è presentato al vertice con una lunghissima lettera (16 pagine) che è stata accuratamente limata, su sollecitazione della stessa Commissione europea, che contiene provvedimenti lacrime e sangue: dall'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni, per donne e uomini, a partire dal 2026 con progressivo meccanismo di adeguamento che partirà già nel 2013, al via libera al licenziamento del personale per situazioni di crisi economica o di mercato, una stretta sui contratti parasubordinati, introiti per 5 miliardi l'anno dalla cessione di pezzi del patrimonio pubblico, possibile messa in mobilità dei dipendenti pubblici, abolizione delle tariffe minime degli ordini professionali. La cronaca del batti-ribatti tra Roma e Bruxelles testimonia di un braccio di ferro che, ancora una volta, ha confermato l'impressione dei vertici europei di scarsa credibilità del Governo italiano.
La prima bozza della lettera, trasmessa ieri in tarda mattina, è stata immediatamente giudicata insufficiente e i collaboratori di Van Rompuy e del presidente Barroso si sono subito messi in contatto con Palazzo Chigi per chiedere, o meglio imporre, che la lettera contenesse anche un piano dettagliato dei tempi di ciascun provvedimento. «I nostri amici italiani sanno benissimo che noi dobbiamo partire dal principio che questa sera annunceranno degli sforzi considerevoli di consolidamento», dichiarava ieri mattina Jean Claude Juncker, presidente Eurogruppo e premier lussemburghese. In tarda mattinata i portavoce della commissione hanno smentito di aver ricevuto alcuna missiva mentre gli sherpa si mettevano in contatto con il sottosegretario Gianni Letta che poco dopo le 13 confermava: «Prima che il presidente Berlusconi parta per Bruxelles la lettera del governo italiano ha bisogno di qualche messa a punto e qualche ritocco». In realtà più che di limature si è trattato di aggiungere un calendario dei provvedimenti che è stato inserito nel documento finale del Vertice come allegato integrante.
Dieci pagine della lettera sono riservate a ricordare alla Commissione europea tutti i provvedimenti già adottati dall'esecutivo con i decreti di luglio e agosto, e un'orgogliosa rivendicazione delle riforme fatte e che diversi Paesi, a cominciare dalla stessa Francia che come noi conservano le pensioni di anzianità, non sono riusciti a fare. Sul fronte dello sviluppo, Berlusconi si è impegnato a predisporre un piano specifico entro il 15 novembre su quattro direttrici specifiche che permettano di conseguire risultati entro 8 mesi ma senza nessun intervento specifico sui temi che dominano il dibattito negli altri paesi europei come banda larga, rete elettrica intelligente, infrastrutture immateriali per la conoscenza. Molto fumosa, invece, la questione del debito pubblico. Qui il Governo ha tirato fuori dal cilindro una commissione di esperti per l'abbattimento del debito che dovrebbe formulare un piano di reperimento delle risorse mediante dismissioni entro la fine di quest'anno.