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Data: 27/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La tentazione di passare la mano. Premier pessimista e Pdl agitato: adesso ci scateneranno le piazze contro

Come dimostrano i due scivoloni di ieri alla Camera e, soprattutto, al Senato. Non solo, ma per difendere i diritti di centomila pensionati d'anzianità, rischia ora di veder riempire le piazze anche dalla Cisl. Raccontano che ieri mattina il segretario della Cisl abbia cercato più volte, senza successo, il presidente del Consiglio. Sarà forse proprio per questa consapevolezza che ieri pomeriggio l'umore del Cavaliere non fosse dei migliori malgrado i complimenti raccolti a Bruxelles.
Raccontano che nei dieci minuti di colloquio con Barroso e Van Rompuy, prima dell'inizio dei lavori del Consiglio europeo, Berlusconi non abbia nascosto la preoccupazione «per la tenuta del Paese». La pesantezza di alcune misure messe nero su bianco nella lettera consegnata ieri al presidente della Commissione Europea, non fa dormire sonni tranquilli al Cavaliere che prima di partire ha ringraziato ancora una volta Gianni Letta. «Senza la sua freddezza non so come avremmo fatto», ha ripetuto ieri mattina il Cavaliere nel viaggio che lo ha portato a Bruxelles. L'idea del passo indietro e del passaggio del testimone al sottosegretario e collaboratore di una vita, è tornata forte nei ragionamenti del Cavaliere che si rende conto come sia difficile, se non impossibile, pensare di riuscire a far passare in Parlamento entro maggio prossimo - come promesso alla Ue - la norma sui licenziamenti. Il sindacato è infatti sul piede di guerra e la minaccia di scioperi generali preoccupa soprattutto il ministro Sacconi, da anni impegnato a realizzare un nuovo rapporto tra sindacati e imprenditori.
Ciò che però premeva al Cavaliere, forse anche più del via libera di Bruxelles, era l'asse con Umberto Bossi che rimane saldissimo e che potrebbe anche superare un eventuale passaggio di consegne tra il Cavaliere e il sottosegretario. Stanco e preoccupato per il sempre più forte agitarsi di parti consistenti del Pdl, Berlusconi punta a chiudere ogni finestra al possibile governo tecnico. Cadere ora significa infatti dare un'occasione non da poco a coloro che vorrebbero far proseguire la legislatura sino al 2013, facendo saltare il patto tra Berlusconi e Bossi che invece punta diritto a far saltare il banco solo a gennaio in modo da andare alle urne in primavera, con l'attuale legge elettorale, e riservarsi il diritto di decidere chi mettere in lista.
Senza l'occhio vigile del Quirinale e i ripetuti interventi di Bruxelles, la lettera sarebbe uscita da palazzo Chigi senza il timing che invece ora accompagna l'impegno su ogni provvedimento. La resistenza mostrata sino all'ultimo dal Cavaliere si spiega non tanto con la difficoltà ad assumere degli impegni in un arco di tempo così ristretto, quanto con la volontà di non ufficializzare il momento della crisi di governo. Il mese di maggio 2012, indicato nella lettera come termine ultimo per procedere nella revisione delle norme sui licenziamenti e sulla mobilità coatta nel pubblico impiego, stanno invece lì a rappresentare la montagna che l'attuale maggioranza non riuscirà a scalare.
La calorosa stretta di mano con la Merkel e l'occhio insistente sulla bionda, giovane e alta premier danese, consolano poco il Cavaliere. La tentazione del passo indietro, avuta già qualche giorno fa, e la proposta di Letta come erede a palazzo Chigi, dovranno però fare i conti non solo con le scelte del Quirinale, ma anche con la disponibilità dell'opposizione che dovrebbe concedere all'attuale sottosegretario ciò che sinora non ha concesso al Cavaliere. Berlusconi ne è consapevole e, constatato ancora una volta lo scetticismo con cui Tremonti ha seguito l'intera fattura della lettera, si tiene stretto l'asse con Bossi sperando di poter durare almeno sino a Natale. Anche a costo di dover tornare nuovamente a Bruxelles, per il Consiglio europeo di dicembre, senza i compiti fatti.

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