Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.990



Data: 27/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Al Centro-Sud in pensione più tardi Gli assegni di anzianità si concentrano al Nord, donne penalizzate

ROMA. Chi ha beneficiato di un contratto stabile solo dopo i 33 anni oppure ha avuto rapporti di lavoro discontinui potrebbe andare in pensione a 69 anni, come emerge facendo due calcoli riferiti a chi ha vissuto una di queste due condizioni.
Infatti al limite minimo portato a 67 anni quando la riforma andrà a regime, cioè appunto nel 2029, va aggiunto un anno di finestra mobile (18 mesi per gli autonomi) ma anche l'adeguamento all'aspettativa di vita (che dovrebbe scattare nel 2013) con tre mesi il primo anno e adeguamenti ogni tre anni.
L'intesa che salvaguarda le pensioni di anzianità (quelle cioè anticipate rispetto all'età di vecchiaia ottenibili al momento con 60 anni di età e 36 di contributi o con 40anni di contributi a qualsiasi età oltre all'anno di finestra mobile), di fatto penalizza i lavoratori del Centro e del Sud che hanno contratti più discontinui e cominciano a lavorare più tardi così da andare in pensione prevalentemente con l'assegno di vecchiaia mentre salva quelli del Nord che invece vanno a riposo soprattutto attraverso l'anzianità.
Da qui discendono le ragioni dell'impegno di Bossi nel salvaguardare le pensioni di anzianità, chiarite senza possibilità di errore dagli ultimi dati riferiti al 2010 per il settore privato pubblicati nel Rapporto annuale dell'Inps: infatti le uscite per anzianità nell'anno sono state 174.000 a fronte di 173.000 nuove pensioni di vecchiaia.
Ma se le pensioni di anzianità si concentrano al Nord con 111.000 nuovi assegni a fronte dei 31.000 del centro e i 32.000 del Sud, le pensioni di vecchiaia sono la via prevalente di uscita nel Centro e nel Meridione.
Nel Sud quasi due terzi del lavoratori che vanno in pensione lo fanno con l'assegno di vecchiaia (60.000 su oltre 92.000) mentre al Nord le percentuali si rovesciano con 79.000 persone su oltre 190.000 pensioni complessive.
L'accordo penalizzerà anche le donne che rappresentano al momento la parte più consistente degli assegni di vecchiaia (115.000 a fronte delle 57.000 dei maschi). E saranno salvi soprattutto i dipendenti uomini del Nord: nel 2010 sono andati in pensione all'età di vecchiaia solo in 9.000 a fronte dei 50.622 che hanno lasciato il lavoro attraverso la pensione anticipata (per gli autonomi sono stati 9.810 in vecchiaia e 32.115 attraverso l'anzianità).
Nel complesso sono andati in pensione di anzianità nel settore privato nel 2010 135.000 uomini (con un'età media per i dipendenti di 58,5 anni e per gli autonomi di 59,3 anni) e appena 39.000 donne (con una media di 57,5 anni per le dipendenti e di 58,3 per le lavoratrici autonome).

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it