La proroga per la restituzione delle tasse non versate dopo il terremoto potrebbe essere contenuta nel decreto sviluppo in corso di esame in questi giorni. È quanto trapela da fonti istituzionali. Lo slittamento dei tempi viene dato per certo. Dunque salvo sorprese dell'ultima ora, pur possibili in un contesto politico nazionale di grande turbolenza, gli aquilani non si troveranno costretti a dover pagare, a partire dal primo novembre e in soli due mesi, ben dodici delle 120 rate previste dal piano di restituzione. Anche il Dipartimento di Protezione civile sta lavorando in tal senso insieme alla struttura commissariale e alle istituzioni. Il decreto sviluppo è l'unica piattaforma utilizzabile: per sancire la proroga, infatti, c'è bisogno di una legge che individui la copertura economica (si parla di circa cento milioni), non è sufficiente un semplice atto amministrativo. Resta difficile, invece, la strada per un abbattimento della cifra da restituire già in questi frangenti.
Ovviamente in attesa che almeno la proroga venga certificata, divampano le polemiche. Il segretario della Cisl, Gianfranco Giorgi, ha attaccato: «Gli aquilani non sono nelle condizioni di far fronte alla restituzione delle tasse sospese. Se non arriverà la proroga da parte del Governo, il rischio reale è di un tracollo dell'economia, già in seria difficoltà. Molte famiglie resteranno senza stipendio a causa delle trattenute fiscali, mentre per le imprese sarà il colpo di grazia». Per Giorgi «la proroga dei termini per la restituzione delle tasse sospese e l'abbattimento dell'importo da restituire sono provvedimenti indispensabili». «Ad oggi - ha continuato il segretario - non vi è alcun atto concreto, che fornisca delle garanzie alla popolazione del cratere. Troppe sono le famiglie che non hanno materialmente possibilità di soddisfare la domanda di restituzione di quanto percepito. Il Caaf Cisl, in questi giorni, sta ricevendo centinaia di richieste di chiarimento sulle tasse e su quanto e come verrà decurtato dalla busta paga del mese di novembre. Vige una confusione assoluta».