Il presidente in tv: la signora Bossi baby pensionata. I lumbard: dimissioni
ROMA - Ormai il clima è quello che è. Nessuno a Montecitorio sa quello che accadrà alla legislatura (sta finendo? continuerà?), tutti sono in ambasce per il proprio futuro (sarò di nuovo candidato?), molti (specie nel centrodestra) vedono un sistema che sta finendo e non sanno come potranno ricollocarsi nel post-berlusconismo (quando arriverà). Quindi? L'indecisione produce rabbia, e ieri la Camera s'è trasformata in un ring. Il mezzogiorno di fuoco è stato provocato dagli affondi dei leghisti, e poi dei pidiellini, contro Gianfranco Fini. Il capogruppo lumbard, Reguzzoni, va all'attacco (verbale) del presidente della Camera, così: «Inopportuni i riferimenti che Fini ha fatto a Ballarò, a proposito della moglie di Bossi», che è una baby pensionata. «Fini guardi in casa propria», avverte Reguzzoni. E le camicie verdi gridano, rivolte al presidente della Camera, che non c'è: «Dimissioni, dimissioni». I deputati di Fli reagiscono: «Fuori, via». I lumbard contrattaccano: «Siete la solita porcilaia fascista». Il finiano Claudio Barbaro e il bossiano Fabio Rainieri vengono a contatto, è quasi rissa, vengono separati. Intanto Rosy Bindi, che presiede l'aula, sospende la seduta. Tutto finito. Macchè. In Transatlantico i due litiganti provano di nuovo a fare baruffa: è il leghista, con la camicia fuori dai pantaloni che prova ad aggredire l'avversario, i commessi lo bloccano e lo portano al ristorante di Montecitorio, per farlo stare buono. E quello, insieme a tre o quattro colleghi del Carroccio, si piazza nel tavolo riservato ai cronisti parlamentari. «Ah, qui non si può stare? E invece noi ci stiamo», è la risposta del gruppetto a chi gli fa notare che quello è il posto dei giornalisti.
Riprende la seduta d'aula. Stavolta c'è Fini a presiedere. L'ex finiano Moffa, capogruppo degli ex Responsabili, lo bersaglia di critiche. Fabrizio Cicchitto, a nome del Pdl, lo prende a sua volta di mira: «Investiremo il presidente Napolitano della situazione di difficoltà istituzionale determinata dal comportamento di Fini. Il quale rappresenta tutta la Camera ma se va in tv e addirittura attacca la moglie di un ministro crea un problema». Il finiano Italo Bocchino difende il presidente della Camera, e dice rivolto ai deputati del Pdl e della Lega: «Guardate ad altre cariche istituzionali, per le quali emergono problemi più seri». I leghisti insistono: «Dimissioni, dimissioni». E pure Bossi, successivamente, va già duro contro il presidente della Camera: «Se ne vada a quel paese». Quanto alla moglie baby pensionata: «Ognuno va in pensione con le regole che ci sono».
L'atmosfera è questa. E in questo contesto prende la parola Pier Ferdinando Casini. Dice: «Pdl e Lega, ormai a corto di fiato e di energia, buttano la palla in tribuna per distogliere l'attenzione dalle difficoltà del governo». E ancora: «Qui in aula siamo costretti a discutere di inutili mozioni, perchè non abbiamo leggi da esaminare, e noi che cosa facciamo? Parliamo di Ballarò». E comunque: «Non c'è un solo atto di Fini che possa essere denunciato come atto di parte». Alla fine della corrida, c'è Fini che parla. Così: «Non è questa la sede in cui il presidente della Camera ha la possibilità di rispondere in termini politici a quanto è stato osservato, proprio perché, se lo facessi, finirei in qualche modo per confermare quella, a mio modo di vedere, insussistente accusa di partigianeria che mi è stata mossa». Perciò, «saranno altre le sedi in cui, se lo riterrò, avvalendomi di un pieno diritto costituzionale, eserciterò il mio dovere di replica e ringrazio tutti i colleghi, senza eccezione alcuna, per il dibattito che si è svolto». Ammesso che possa chiamarsi dibattito.