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Data: 28/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Licenziamenti più facili Sacconi: l'obiettivo è assumere

Marcegaglia: bene il governo, serve meno rigidità

ROMA «Una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato». Il passaggio della lettera inviata dal governo italiano a Bruxelles è stato riassunto in «licenziamenti facili». Ma questa espressione sintetica non piace a Maurizio Sacconi, il quale anzi la giudica «un titolo che serve solo a spaventare una società già insicura ma che non rappresenta le misure suggerite dall'Europa ed accolte dall'Italia»
Con un lungo comunicato, il ministro del Lavoro ha voluto precisare l'obiettivo della proposta, che a suo avviso è «incoraggiare le imprese ad assumere a tempo determinato». Avendo la possibilità di liberarsi del personale in esubero in caso di difficoltà economica generale - è il ragionamento di fondo - le imprese avrebbero meno remore ad assumere a tempo indeterminato. «In tempi di aspettative incerte - argomenta Sacconi - è ancor più doveroso eliminare ogni paura di crescere e incentivare la propensione a fare più occupazione stabile». Per questo il ministro ricorda che nella stessa lettera è contenuto l'impegno a limitare l'abuso delle forme contrattuale flessibili, come le collaborazioni a progetto e i tirocini.
Allo stesso tempo - spiega ancora il comunicato ministeriale - «l'Italia è impegnata a rendere ancora più efficienti i propri tradizionali strumenti di sostegno al reddito». E nei futuri provvedimenti sullo sviluppo dovrebbe essere incluso l'obiettivo di promuovere l'occupazione femminile e giovanile, in particolare nel Mezzogiorno.
Fin qui le osservazioni sulla filosofia delle misure proposte (o quanto meno accennate). Ma dal punto di vista politico il passaggio più importante è quello in cui Sacconi annuncia di voler «aprire presto un confronto su questi temi con le parti sociali». Parti sociali che sono invitate ad «approfondire il merito senza pregiudizi». C'è un invito anche all'opposizione, che secondo il ministro «ha l'opportunità di dimostrare la propria modernità accettando il confronto su una linea europea», perché «i no non fanno né crescita né occupazione».
Sul tema sensibile dei licenziamenti è intervenuto anche il segretario del Pdl. Angelino Alfano ha voluto ricordare che «si tratta di provvedimenti richiesti dall'Unione europea». In ogni caso - secondo Alfano - il più grosso investimento del governo è stato evitare i licenziamenti stanziando in questa legislatura 38 miliardi di euro in ammortizzatori sociali».
Sull'esigenza di nuove regole sui licenziamenti e più in generale sul funzionamento del mercato del lavoro si è detta d'accordo Emma Marcegaglia. Parlando da New York, la presidente di Confindustria ha detto che «bisogna eliminare tutte le rigidità e introdurre più flessibilità». E ha condiviso l'approccio di Sacconi, orientato al confronto: «Bisogna parlare con le parti sociali - ha osservato - i problemi ci sono, bisogna sedersi e ragionare in modo vero».
Certo, dal punto di vista di Confindustria la lettera a Bruxelles avrebbe dovuto contenere impegni più incisivi in materia di pensioni; mentre sul tema previdenza il governo, condizionato dalla contrarietà della Lega a nuovi interventi, si è limitato a ricordare quali sono le riforme già entrate in vigore. In ogni caso la valutazione complessiva è positiva, perché «il governo ha preso degli impegni chiari, prevedendo riforme importanti e scadenze precise».

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