Il viceministro Misiti dà parere favorevole al testo, Matteoli lo smentisce
ROMA - Qual è una delle tre cose, o cinque o dieci, che il governo Berlusconi ha sempre detto di amare di più? Il ponte sullo Stretto di Messina. E qual è una delle cose che il berlusconismo detesta maggiormente? Il partito di Di Pietro. Ebbene, ieri le classifiche si sono capovolte. A Montecitorio è andato in scena un ribaltamento che forse si potrebbe definire epocale e che sicuramente va definito surreale.
Il governo, su impulso del neo-viceministro delle Infrastrutture, Aurelio Misiti, che fu dipietrista prima di entrare nell'esecutivo del Cavaliere, approva la mozione dell'Italia dei Valori sullo stop ai fondi per il ponte: la cui non costruzione significherebbe il crollo di uno dei capisaldi, dal '94, della cultura del fare berlusconiana. E risulterebbe una smentita plateale di quella linea alla quale Forza Italia prima e il Pdl poi hanno sempre professato di ispirarsi: collegare in modo stabile la Sicilia con il continente, ossia realizzare quel progetto di cui si parla fin dall'epoca degli antichi romani, e che successivamente fu caro a Carlo Magno, a Roberto il Guiscardo e a Ferdinando II di Borbone.
La Camera dei deputati vota la mozione che taglia i finanziamenti al ponte, la fa passare, il governo è con l'opposizione, un po' di deputati della maggioranza non sono con il governo e insomma: si pensava di averle viste tutte, in questa legislatura che forse sta finendo o magari dura ancora un po', ma ormai siamo all'impazzimento, alla confusione più totale, alla Babele non solo delle scelte e delle non scelte ma anche delle voci.
Il vice-ministro Misiti dà parere favorevole alla mozione dell'Idv, ma il ministro Matteoli non approva e dice: «Quello di Misiti è solo un parere personale, che non corrisponde a quanto pensa il governo e tanto meno a quanto pensa il sottoscritto». Divisione? Certo che sì. Ma Misiti, dopo il voto strano e surreale, corre ai ripari. Così: «E' da escludere categoricamente che il governo possa scegliere di non realizzare il ponte sullo Stretto». E si allinea alla posizione di Matteoli e della società Stretto di Messina. La quale dirama questa nota: «Il voto della Camera dei deputati sulla mozione Idv, inerente le misure a favore del trasporto pubblico locale, non pregiudica lo stanziamento dei fondi già previsti per la realizzazione del ponte, ciò anche alla luce delle valutazioni espresse al riguardo dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli». E ancora: «Il testo della mozione approvata si limita infatti ad impegnare il governo ad assumere iniziative volte a reperire le risorse economiche necessarie anche eventualmente ricorrendo alla soppressione dei finanziamenti che il governo ha previsto per il ponte sullo Stretto».
Arriva subito la replica dei dipietristi. «La nostra mozione parla chiaro ed il governo l'ha accolta. Il ponte sullo Stretto è un'opera faraonica ed inutile. Destinare i fondi di tale mostruosità al trasporto pubblico locale non è solo giusto ma sacrosanto. Ora spetta al governo sciogliere i nodi delle loro contraddizioni evidenti». Così spiega Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo italovaloriale alla Camera. E aggiunge, tutto contento per il pasticcio che s'è creato in seno al governo e alla maggioranza: «Grazie alla nostra mozione l'esecutivo si è impegnato a recuperare un miliardo e mezzo di euro per il trasporto dai fondi per il ponte. Lo faccia, per una volta andrebbe nella giusta direzione e onorerebbe le aule di questo Parlamento troppe volte bistrattato e umiliato dai colpi di fiducia». Anche il Pd gongola. Memore del fatto che il governo Prodi bloccò i progetti del ponte, dicendo: «Non è una priorità». Berlusconi però continua a volerlo fare. L'Unione europea dichiara che non serve. E la Camera ieri s'è espressa come s'è appena detto. Dopo Carlo Magno, anche il Cavaliere rischia di restare senza ponte.