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Data: 28/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Cassa integrazione per gli statali. Mobilità obbligatoria, chi si rifiuta perde il posto

ROMA. Tutto era già stato scritto, ma non veniva applicato. Dalla mobilità obbligatoria al licenziamento nel pubblico impiego fino al blocco del turn-over.
Quello che manca, e che il governo Berlusconi si è impegnato a realizzare, è la volontà politica di rendere effettivi quegli strumenti legislativi in vigore da anni. L'esecutivo si è dato il 31 gennaio 2012 come scadenza per adottare i provvedimenti operativi.
Mobilità. Viene potenziata la mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici. Chi rifiuta di cambiare ufficio, e magari anche città, potrebbe finire nell'elenco di chi viene "messo a disposizione". Si tratta di quel personale destinato al trasferimento, i cui meccanismi sono già stati rafforzati con gli elementi sanzionatori introdotti dalla manovra bis di agosto (legge 111). Per dare forza al provvedimento sarà applicata anche la legge 165/2001.
Cassa integrazione. Di fatto il personale messo a disposizione, perché ritenuto eccedente rispetto all'organizzazione del lavoro di un determinato settore, finirà in una sorta di cassa integrazione con stipendio base ridotto. Il limbo durerà 24 mesi e in caso di mancato ricollocamento scatterà il licenziamento.
Organici "mobili". Quello della messa a disposizione è uno scenario che non ha quasi mai trovato un riscontro nella realtà. Il motivo è semplice. È raro trovare un'amministrazione con personale in esubero rispetto alle piante organiche. Ecco allora che spunta l'ipotesi di superare il concetto di dotazioni organiche per rendere concreti i trasferimenti. Restringendo il perimetro del fabbisogno di personale diventa così possibile rilevare quelle eccedenze da mettere a disposizione e poi licenziare se nei due anni successivi non trovano altri posti.
«Esiste già tutto». Non sono sorpresi i sindacati dalle proposte sul pubblico impiego contenute nella lettera.
«Si tratta di leggi vigenti - spiega Paolo Pirani, segretario confederale della Uil -. Vengono indicate le revisioni delle piante organiche, ma in assenza di una contrattazione con i lavoratori si corre il rischio di subire scelte unilaterali. Per questo chiediamo che il governo riconosca per il pubblico impiego le regole del privato. Solo così potremmo avere una contrattazione integrativa nella quale parlare anche di organici».
Per Giovanni Faverin, funzione pubblica Cisl, non c'è alcun cambiamento. Afferma: «La lettera del governo alle istituzioni dell'Ue non prevede disposizioni nuove per il pubblico impiego. Annuncia solo maggiore rigidità nell'attivazione di norme già in vigore. Concetto quest'ultimo superato di fatto fin dal 1993 ed esplicitamente messo da parte dalla manovra di agosto. Così come per la "messa a disposizione" una misura già contenuta nella legge 165 del 2001. In assenza di norme precise e cogenti, e stando al documento del governo, per i lavoratori pubblici non cambia sostanzialmente nulla. Piuttosto che lanciare l'ennesimo ballon d'essai, sarebbe di gran lunga più importante pensare a riorganizzare gli enti pubblici».

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