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Data: 29/10/2011
Testata giornalistica: La Stampa
I sindacati Tpl di nuovo in piazza contro i tagli

Il trasporto pubblico è in crisi e i sindacati si preparano a scendere in piazza La rabbia degli autisti della Tpl sfocerà sicuramente in una serie di scioperi, che le segreterie sindacali del trasporto di Cgil, Cisl e Uil comunicheranno ufficialmente dopo l'incontro congiunto in programma giovedì prossimo. La tensione è alle stelle dopo la lettera inviata dal presidente Tpl Maurizio Maricone al presidente della Provincia, Angelo Vaccarezza, nella quale ha dipinto un futuro fatto di tagli al servizio e alle maestranze (si ipotizzano 100 posti in meno), oltre all'aumento delle tariffe, per risparmiare circa due milioni di euro all'anno dopo i tagli del governo. L'unica frase che i sindacati condividono con Maricone è la consapevolezza che la situazione sia drammatica, ma proprio da qui inizia la risposta. «La situazione è drammatica - scrivono - ma nonostante questo nessuno si degna, se non in un rimpallo di responsabilità, di ragionare su possibili soluzioni. Tutti sono propensi a far quadrare i propri conti, senza tenere conto del disastro sociale che si sta producendo». Nella nota viene ribadito il diritto alla mobilità pubblica dei cittadini e l'«effetto boomerang» che rischia il «disegno» di Maricone: «L'aumento dei biglietti, già recentemente effettuato e non con i risultati che si preventivava, porterà ad una drastica riduzione del già ridotto numero di utenti. Tagliare i collegamenti con le zone più disagiate, mantenendo solo le corse che "rendono", snatura il ruolo del servizio pubblico che è prima di tutto un servizio sociale alla collettività e non "businnes"». Poi lo zoom si sposta sulle maestranze. «Cassa integrazione e contratto di solidarietà sono percorsi che si dovrebbero condividere con le organizzazioni sindacali. Non sempre lavorare di più porta ad un risultato migliore ed economicamente più vantaggioso. I lavoratori di Tpl in questi anni hanno già fatto il loro "percorso", non per altro siamo definita l'azienda con il costo uomo/kilometro più basso del settore. Qualcun altro questo percorso non lo ha fatto e non intendiamo altri colleghi di altre aziende. Forse sarebbe opportuno partire dal ridurre i costi dell'apparato che niente ha a che fare con il trasporto pubblico. Gli enti responsabili delle scelte strategiche, tra l'altro anche proprietari di questa azienda, devono dire se preferiscono spendere i soldi destinati al servizio pubblico (troppo pochi) per pagare i troppi consigli di amministrazione o ribaltarli su interventi volti ad incentivare il mezzo pubblico e a renderlo più conveniente, più efficiente e più fruibile rispetto al mezzo privato. Dove sono, ad esempio, i progetti per le corsie preferenziali o quelle per le zone a traffico limitato, i progetti per parcheggi di interscambio in periferia che danno anche la possibilità di creare un biglietto integrato, i progetti per creare controlli incrociati per la lotta contro i cosiddetti portoghesi?». L'ultima accusa è per la mancanza di un confronto tra sindacato, azienda ed enti locali: «Nessuno, tranne noi, pensa alla costituzione di un tavolo di crisi che coinvolga tutti i soggetti. Anche le richieste di incontro con le istituzioni, a partire proprio da Provincia e Comune, sono state eluse». Critiche alla manovra proposta dall'azienda e al disinteresse di Comune e Provincia

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