Per i pendolari della Marsica, ogni giorno porta la sua pena. Ieri mattina, l'ultima in ordine di tempo: arrivo sul posto di lavoro, a Roma, intorno alle 11; la penultima, l'altro ieri sera: il rientro a casa dopo le 23. Il treno regionale 2371 in partenza da Sulmona alle 5,52, l'unico con arrivo previsto allo scalo centrale di Roma-Termini alle 8,50 e che raccoglie lungo il suo percorso i viaggiatori di Celano, Avezzano, Tagliacozzo e Carsoli, ieri mattina è stato soppresso. Partito da Sulmona, si è fermato lungo la strada. Bloccato dall'ennesimo guasto. E i «martiri delle ferrovie» sono rimasti ancora volta a piedi. O, meglio, in pullman. Pullman sostitutivo attivato fino a Tivoli, con trasbordo su uno dei treni cosiddetti metropolitani e, finalmente, sbarco a Roma-Tiburtina intorno alle 10. Corsa in velocità dall'ultimo degli ultimi binari verso la metropolitana e infine, a metà mattinata, il traguardo: l'arrivo in ufficio alle 11, corredato dall'ennesima rampogna del direttore. Può durare ancora a lungo una situazione del genere? «Tutti i santi giorni a fare i conti con l'incertezza - si sfoga Giovanni, pendolare da vent'anni, funzionario ministeriale - con l'agitazione addosso che non ti fa lavorare sereno, uno stress continuo difficile da sopportare. Eppure - continua - basterebbero pochi ma razionali accorgimenti per rendere la vita meno difficile a centinaia di persone, che già sopportano pesanti sacrifici». Nei giorni scorsi, ricevendo una delegazione di «Onda Giovane», il governatore Chiodi ha preso un impegno: interesserà gli uffici competenti per alcune discrepanze segnalategli. Riuscirà almeno lui a farle correggere?