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Data: 29/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Cgil e Uil scendono in piazza prove tecniche di sciopero. Camusso, appello all'unità: «Mandiamo a casa Berlusconi»

ROMA Le prove di ieri - ce ne saranno delle altre - hanno dato risultati confortanti. Almeno per Cgil e Uil: centomila persone in piazza del Popolo e ventimila in piazza Santi Apostoli. Per una manifestazione di pensionati nel primo caso; per una protesta degli impiegati pubblici nel secondo. Lo sciopero generale non è stato ancora formalizzato, ma le organizzazioni sindacali cominciano ad oliare le proprie macchine perché sanno bene che sul tema dei cosiddetti licenziamenti facili si giocano la faccia, la credibilità e, probabilmente, anche qualcosa di più. Inutile ripetere che sarà battaglia vera e dura.
Tutti compatti come un tempo nel respingere il progetto del governo (avallato, anzi richiesto dalla Ue), tutti pronti a scioperare. Sicuramente meno uniti sulle modalità e i tempi della mobilitazione. Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti non hanno gradito - tutt'altro - l'annuncio unilaterale della Cgil di uno sciopero generale e il successivo sollecito alle altre confederazione ad unirsi alla protesta. «Se lo faremo, non lo faremo certo insieme alla Cgil», confidava ieri un alto esponente della confederazione di via Po. Angeletti ieri ha assicurato che nei prossimi giorni vedrà Susanna Camusso. Quest'ultima è stata molto cauta: «Dateci il tempo per discutere, dobbiamo ritrovare l'unità perché divisi si è sempre dimezzati». Il segretario generale della confederazione di corso d'Italia sottolinea l'apprezzamento per Cisl e Uil che hanno dato subito un giudizio negativo sulla lettera inviata alla Ue. Poi un'aggiunta vagamente polemica: «Hanno ritrovato la parola sciopero che sembrava abrogata». Possibile, anzi molto probabile che alla fine si vada a scioperi separati.
Nelle due piazze romane, invece, fuochi di artificio. Con Camusso e Angeletti all'attacco del governo. Vero le motivazioni della doppia protesta erano altre, ma è chiaro che la questione dei licenziamenti ha fatto da asso pigliatutto. «Le prospettive di questo Paese si riapriranno - ha esordito il leader della Cgil - quando riusciremo a fare l'unico licenziamento ammissibile: quello di questo governo». Poi ha avvertito: «Le pensioni non possono servire per fare cassa; l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si tocca e non potrà essere cancellato nè con la lettera alla Ue nè con provvedimenti di legge; se il ministro Sacconi vuole aprire un tavolo sui licenziamenti sappia che noi a quel tavolo non andremo perché il tema non è neppure da discutere».
Durissimo anche Luigi Angeletti: «Dobbiamo riaprire una nuova stagione e a chi governa va detto che la festa è finita, siamo l'unico Paese occidentale che spende 25 miliardi di euro per mantenere la casta degli uomini politici. Se l'esecutivo non cambia registro sarà sciopero generale».
Il ministro Sacconi ieri l'altro si è affrettato a garantire un confronto con i sindacati. E al confronto ha fatto appello anche Emma Marcegaglia, chiedendo ai sindacati di «ragionare insieme senza irrigidirsi». Camusso ha replicato uscendo dal tavolo prima di entrarvi. Cisl, Uil e Ugl invece alla trattativa parteciperanno ed è questo il secondo segnale (dopo quello sui tempi e le modalità dello sciopero) che testimonia almeno una differenza di strategia tra le quattro confederazioni. «Intanto - manda a dire Paolo Pirani, segretario confederale della Uil - invitiamo l'esecutivo a non compiere atti unilaterali, comunque noi al tavolo andremo perché, come sempre i nostri no preferiamo dirli in faccia».
La Cgil tornerà in piazza il 3 dicembre. Chi lo sciopero generale ha già formalizzato sono le sigle sindacali autonome che si fermeranno il 2 dicembre.

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