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Pescara, 14/04/2026
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29/10/2011
Il Messaggero
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Il governo parte dal progetto Ichino. Via l'art.18 per i nuovi assunti, niente reintegra, indennità corpose |
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ROMA - Licenziamenti individuali più facili, ma solo per i nuovi assunti. I quali avranno indennità sostanziose, ma possibilità ridotte al lumicino di ricorrere al giudice per chiedere il reintegro sul posto di lavoro. Potrebbe essere questa la proposta che il governo presenterà alle parti. Al Welfare negano che per ora ci sia una bozza sul disegno di legge che, così come promesso alla Ue, dovrà ritoccare l'attuale normativa sui licenziamenti e modificare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Idee sì, certo, ma tutte da discutere con le parti sociali, assicurano. E' però il premier Berlusconi ad annunciare che una strada già è stata individuata: quella tracciata dal giuslavorista, nonché senatore del Pd, Pietro Ichino, in un disegno di legge presentato l'11 settembre del 2009. Di che si tratta? La parolina magica è flexsecurity. Ovvero flessibilità e protezione. La prima a garanzia degli imprenditori che assumono e che hanno la tranquillità psicologica (nel momento dell'assunzione) ed effettiva (nel momento del licenziamento) che non si tratterà di un rapporto a vita. La protezione è invece a garanzia dei lavoratori i quali, se licenziati, potranno usufruire di un periodo di preavviso più lungo rispetto all'attuale e di un'indennità economica sostanziosa (varia in base all'anzianità aziendale e può arrivare fino a tre annualità). Il tutto a due condizioni: applicabilità solo per i nuovi occupati che dovranno essere assunti con contratti a «tempo indeterminato». Ichino la spiega così: «Tutti assunti a tempo indeterminato (tranne i casi di contratti stagionali o per sostituzioni temporanee), a tutti le protezioni essenziali, in particolare contro le discriminazioni, ma nessuno inamovibile. E a chi perde il posto una garanzia robusta di assistenza intensiva nella ricerca di nuova occupazione e di continuità del reddito». Le novità rispetto al sistema in vigore sarebbero sostanziali: scompare l'istituto del reintegro sul posto di lavoro e il ricorso al giudice viene limitato solo ad alcuni casi (motivi discriminatori, mobbing). Attualmente nelle aziende con più di 15 dipendenti i licenziamenti individuali sono consentiti solo per «giusta causa» (gravi inadempienze dei lavoratori) o «giustificato motivo» (riorganizzazione aziendale, calo di commesse, innovazione tecnologica con eliminazione di alcune figure professionali, ecc.). Di fatto è generalizzato il ricorso al giudice da parte del lavoratore coinvolto. In questo caso il datore di lavoro deve produrre al Tribunale del Lavoro tutta la documentazione contabile necessaria a verificare la reale sussistenza del «giustificato motivo». Se il giudice considera il licenziamento illegittimo scatta il reintegro, oltre ad eventuali risarcimenti. C'è poi anche un'ipotesi più riduttiva: via l' art.18 solo per le aziende che assumendo superano le soglia dei 15 dipendenti. Già nel 2002 con il Patto per l'Italia (mai applicato), aveva avuto l'ok dei sindacati in via sperimentale. La proposta Ichino avrebbe anche vantaggi politici: è firmata da 53 senatori del Pd e anche se non c'è l'imprimatur del partito, avrebbe una maggioranza assicurata. E poi è pronta: particolare non irrilevante visti i tempi stretti per varare la riforma. «Entro fine dicembre 2011» recita il documento conclusivo del vertice di Bruxelles. Una data diversa da quella indicata nella lettera del premier: «entro maggio 2012». Un giallo? Fonti di Palazzo Chigi sminuiscono: solo un errore materiale nella fretta di tradurre la lettera del governo italiano. E tagliano corto: «L'importante è la volontà politica a fare la riforma e quella c'è tutta».
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