ROMA No a nuove regole sui licenziamenti, sarebbero una autentica provocazione per coprire vecchie e nuove inefficienze politiche. «E comunque - chiarisce Raffaele Bonanni - ad un tavolo di trattativa sul tema specifico io non andrò mai». Il leader della Cisl spiega anche le motivazioni. Almeno due: «Primo, parlare di licenziamenti di questi tempi con le aziende che chiudono è semplicemente incredibile. Secondo, il governo su nostra richiesta ha varato il più grande piano d'Europa di sostegno alla disoccupazione, un piano da 30 miliardi. Dopo tre anni di questa condotta e dopo risultati importanti, come può ora lo stesso governo cambiare rotta? Lo fa, evidentemente, solo per coprire tanti altri buchi dell'apparato pubblico».
Veramente il ministro Sacconi dice che la norma ci è imposta da Bce e Ue...
«La Bce chiede quello che chiedono le autorità italiane. E Sacconi aggiusta le cose come meglio crede. Non penserò mai che le autorità europee preferiscano il licenziamento alla riforma del fisco, alla rimozione degli ultimi baluardi sovietici delle municipalizzate italiane, al dimezzamento dei livelli amministrativi e politici, ai blocchi su energia e infrastrutture, alle liberalizzazioni. Tutte cose che il governo non vuole affrontare per non inimicarsi i diversi ceti a lui vicini. Invece che fa? Va a pescare l'ultimo totem delle aziende italiane per farlo diventare l'agnello sacrificale».
Lei sta dicendo che il governo italiano ha barato con l'Europa?
«Polvere negli occhi. Un mese fa al centro della discussioni erano le pensioni, ora i licenziamenti. In Europa c'è solo l'eco delle cose che si dicono in Italia. Il governo in definitiva ha scelto l'argomento che più si confà alla situazione di sbando in cui si trova».
Lei andrà comunque al tavolo di confronto annunciato da Sacconi?
«Se all'ordine del giorno ci sarà la questione dei licenziamenti io non mi presenterò».
Perché?
«Be' perché non accetto una discussione fuorviante che alimenta soltanto la confusione nell'opinione pubblica, crea allarmismi inutili. Già la grande pressione che c'è stata sulle pensioni ci è costata un aumento a dismisura delle uscite per paura. Soltanto a parlare di licenziamenti si mina la coesione sociale. Quanto vale, chiedo a Sacconi, la coesione sociale?».
Lui le potrebbe chiedere quanto vale la salvezza finanziaria del Paese?
«La verità è che non c'è un politica per la crescita».
Inutile che le domandi se la Cisl è disposta a discutere sull'articolo 18...
«Mi pare che sia stato già normato con l'articolo 8. Una regola di appena un mese e mezzo fa».
Lo sciopero generale potrebbe essere unitario? Nel senso che potreste farlo insieme alla Cgil?
«Le iniziative si fanno insieme a chi condivide certe strategie. Se con la Cgil ci ritroveremo su diversi punti, bene. Se non ci ritroveremo, marceremo divisi per colpire uniti».