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Data: 30/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Le interviste/2 - Ichino: «Il Pd sbaglia ci vuole meno rigidità come sostiene la Bce»

ROMA Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd, ha presentato un progetto di riforma del mercato del lavoro (disegno di legge numero 1.873) basato su 58 articoli («Traducibili in inglese e comprensibili a tutti senza dover passare da consulenti costosi», sottolinea) ispirato al principio della «flessibilità sicura». In estrema sintesi le due regole di base sono: per i nuovi assunti (e solo per loro) un solo tipo di contratto a tempo indeterminato e licenziamento possibile in qualunque momento (salvo i casi di discriminazione) in cambio di sicurezza economica e professionale garantita da un indennizzo che cresce al crescere degli anni di lavoro e da un'assicurazione integrativa anti-disoccupazione pagata dall'impresa secondo il criterio bonus/malus e quindi più alta per le aziende che licenzierebbero di più.
Professor Ichino, come giudica le proposte presentate dal governo all'Ue su lavoro e licenziamenti?
«La lettera del premier ai vertici europei di mercoledì scorso, in realtà, non conteneva alcuna indicazione sui contenuti della riforma del lavoro che il governo si proponeva di varare. Ed è stato un grave errore politico, perché questa genericità ha un forte e comprensibilissimo effetto ansiogeno. Poi a Canale 5 e sul Foglio il premier ha indicato il mio progetto facendolo proprio. Spero che non sia soltanto un annuncio».
Sul tema è intervenuto anche il ministro Sacconi con un'intervista al Corriere della Sera.
«Rispetto alla scelta precisa indicata da Berlusconi, il suo ministro del Lavoro è più generico. Così, mi sembra che si ripeta l'errore della lettera di mercoledì ai vertici Ue, e si generino reazioni che si potrebbero evitare. In questa materia il diavolo si nasconde nei dettagli: per questo è importantissimo essere precisi. Il mio progetto di riforma rispecchia un equilibrio molto attento tra gli interessi in gioco, affinato attraverso centinaia di riunioni politico-sindacali e seminari universitari».
Pensa che il governo abbia la forza di attuare una riforma così importante?
«La sensazione è che con la lettera ai vertici Ue abbiamo un abbozzo di programma di governo, ma che manchi il governo. Sia perché su quella lettera il premier litiga con il suo ministro dell'Economia, sia perché in Parlamento manca di fatto una maggioranza solida e quotidiana che lo sostenga».
E l'opposizione? Il Nuovo Ulivo (Pd, Sel e Udc) potrebbe varare una riforma del mercato del lavoro come indicato dalla Bce se dovesse vincere le prossime elezioni?
«Nel programma di un nuovo governo il Pd dovrebbe far proprie senza incertezze quelle indicazioni europee e interpretarle in modo da valorizzarne le implicazioni straordinariamente positive per i lavoratori italiani. Non dimentichiamo che il pacchetto Treu nel 1997 passò con una maggioranza di cui faceva parte anche Rifondazione comunista. In una nuova maggioranza di centro sinistra io, poi, vedrei bene soprattutto Italia Futura di Montezemolo e Nicola Rossi, l'Api di Francesco Rutelli, l'Udc di Casini e anche - perché no, se fosse disponibile - Futuro e Libertà di Fini. Ciascuna di queste forze di centro ha già fatto proprio esplicitamente il mio progetto di riforma o un progetto in tutto analogo».

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