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Data: 31/10/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Licenziamenti, ponte di Sacconi al Pd Poi adombra il pericolo terrorismo

Il ministro del Welfare raccoglie l'appello del senatore Pd Ichino su "Libero" per avviare la riforma dell'Articolo 18. Ma parla anche esplicitamente di un pericolo attentati "prodotto dall'esasperazione dei toni". E il premier ripete: "Il governo terrà, pronti a porre la fiducia sul pacchetto anticrisi". Camusso sui rischio terrorismo: "Spero che ministro abbia elementi e non inquini clima già difficile". Bersani: "Siamo già nei guai, niente micce"

ROMA - "Basta creare tensioni sulla riforma del lavoro che possono portare a nuove stagioni di attentati". Forza i toni il ministro del Welfare Maurizio Sacconi intervistato da Sky, tanto che il leader della Cgil, Susanna Camusso, interviene dicendo no alle "invocazioni": "Spero che Sacconi parli perché ha elementi per farlo e non per inquinare un clima già difficile". Il ministro del Welfare, nell'intervista, ad una domanda diretta di Maria Latella, risponde: "Non temo per la mia incolumità, io sono protetto, ma per quella di chi lavora nell'ombra, come lavorava Marco Biagi e che potrebbe diventare bersaglio di un clima d'odio e di tensione crescente. Sì, c'è il rischio di attentati". Alla Camusso fa eco il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: "Siamo già nei guai, se accendiamo micce di divisione sociale invece che di coesione registriamo un danno drammatico per il Paese. Invito il governo a spegnere la miccia che ha acceso e mettersi a ragionare seriamente", ha detto il leader del Pd. Il ministro, però, ha anche colto al volo quella che sembra essere una apertura di credito di un gruppo di esponenti dell'opposizione, resa visibile da un inedito intervento del senatore Pd Pietro Ichino su Libero. La riforma Ichino era già stata citata dallo stesso Berlusconi come riferimento, e ora Sacconi dice: "La sua proposta è interessante. Proseguiamo su questa strada e non su quella dello scontro imboccata dai sindacati".

È dunque il lavoro, insieme alle misure per preservare il peso dell'Italia nell'euro, la cartina di tornasole delle misure anticrisi per ora soltanto annunciate dal governo. Con alcuni segnali che lo stesso Berlusconi questa volta non snobba (e non può snobbare): la ritrovata unità dei sindacati contro la legge sui licenziamenti, i calcoli - semplicemente basati sui numeri del dramma sociale in atto - sulle possibili conseguenze in termini di occupazione 1 delle misure di liberalizzazione, il micidiale segnale dei mercati sui titoli di Stato con i Btp venduti a rendimenti 2 sulla soglia della bancarotta. E - a dividere la stessa maggioranza - il nodo pensioni.

Questo l'intreccio che Berlusconi cerca di aggirare con ripetute assicurazioni sulla tenuta del suo governo e sulla approvazione in tempi rapidi e a tutti i costi del "pacchetto Ue", che però viene costantemente rinviato. Lo ha fatto due giorni fa ritornando in tv, lo fa questa mattina in un colloquio con il Corriere della Sera. Il governo durerà "fino al 2013" e presenterà alle Camere il 9 e 10 novembre gli "impegni con l'Europa e le misure per la crescita", questo in sostanza il discorso del premier. Che aggiunge: "Il Parlamento deve rendersi conto che quello che abbiamo presentato al Consiglio europeo è un programma vincolante" e dunque ribadisce che è pronto a mettere la fiducia per farlo approvare. Quindi la sua assicurazione che "in Europa tutti mi hanno fatto i complimenti per la lettera di impegni che ho assicurato saremo in grado di onorare", dopo un immancabile passaggio su magistrati e su Ruby "aiutata solo ad aprire una attività economica".

Ma se le assicurazioni sembrano ben lontane dal tranquillizzare forze sociale e politiche (forte l'allarme di Fini 3 sui rischi di aumento della disoccupazione), una sponda il premier sembra trovarla in alcuni ambienti dell'opposizione, in particolare nel giuslavorista Pietro Ichino, dallo stesso premier citato in Parlamento come ispiratore delle norme sui licenziamenti, e che oggi fa una apertura di credito con un articolo (una prima volta) su Libero. In sostanza il senatore del Pd offre al governo di appoggiarlo se "sul serio vuole cambiare l'articolo 18 riprendendo il mio disegno di legge. Oggi la metà dei lavoratori non è protetta: ci vogliono nuove garanzie". E non va dimenticato che due anni fa la sua proposta si trasformò in un disegno di legge appoggiato da oltre cinquanta senatori dell'opposizione.

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