ROMA. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, nella bufera per le nuove norme sui licenziamenti, evoca lo spettro del terrorismo «perché la violenza politica nel nostro Paese non si è del tutto estinta». Ma la nuova uscita del ministro è destinata a infiammare ancora di più il clima politico e il dibattito che ruota intorno al delicatissimo tema del lavoro.
«Ho paura, ma non per me perché sono protetto - dice il ministro - Ho paura per persone che non protette potrebbero per questo diventare bersaglio della violenza politica».
Le dichiarazioni rilasciate a Sky Tg24 fanno saltare sulla sedia il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani: «Lo invito - ha detto rivolto a Sacconi - a spegnere la miccia che ha acceso e a mettersi a ragionare seriamente». E dice no «a diversivi e alzate di ingegno che aggravano la situazione invece di risolverla». Il ministro però si è spinto ancora più in là: «Oggi vedo una sequenza dalla violenza verbale, alla violenza spontanea, alla violenza organizzata che mi auguro non arrivi ancora una volta anche all'omicidio, come è accaduto, l'ultima volta dieci anni fa, proprio con il povero Marco Biagi nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi». La discussione cui fa riferimento Sacconi è in verità una forte polemica che sta creando allarme sociale, anche se qualche sorpresa non manca. Come quella del giuslavorista Pietro Ichino del Pd, autore ieri di un inedito intervento su Libero, con il quale formula alcune idee. Tanto da far dire allo stesso Sacconi che «la proposta è interessante. Proseguiamo su questa strada e non su quella dello scontro imboccata dai sindacati».
E' un Sacconi che divide, al quale tutti ormai al di fuori del governo imputano di parlare sempre di «licenziamenti» e mai di «lavoro», e che cerca altre sponde. Dopo aver lavorato a lungo per isolare la Cgil, oggi si è però ritrovato senza l'appoggio garantito a lungo da Cisl e Uil che sui «licenziamenti facili» minacciano lo scontro. Lo stesso Bonanni, segretario Cisl, fino a qualche settimana fa spesso al fianco del ministro, ieri ha ribadito con decisione: «Favorevole ad aprire un confronto sul mercato del lavoro, ma non a sedersi a un tavolo per discutere di come semplificare i licenziamenti».
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, dopo l'intervento del ministro, lo invita a spiegare quali elementi ha per poter fare simili affermazioni: «Dico no alle invocazioni, spero che Sacconi parli perché ha elementi per farlo e non per inquinare un clima già difficile. In ogni caso - ha aggiunto - la temperatura nelle fabbriche non sta salendo».
E interviene anche il deputato del Pd Olga D'Antona, vedova del giuslavorista ucciso dalle Br il 20 maggio del 1999: «Purtroppo il rischio c'è ma Sacconi farebbe bene a non evocare il terrorismo e a non creare spaccature, che ha già creato, nel mondo del lavoro con questa fissazione sui licenziamenti».
Farinone del Pd si chiede se «Sacconi ha delle informazioni riservate per evocare il rischio terrorismo. Attenzione a dire certe cose, c'è il pericolo di stimolare alla violenza persone border line».
Molto duro il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: «La procura di Roma convochi immediatamente il ministro per verificare su quali elementi siano basate le sue gravissime affermazioni». Secondo Bonelli le parole di Sacconi «rappresentano una doppia provocazione: dal punto di vista del sociale perché il governo continua a mettere in pericolo i posti di lavoro degli italiani con misure come quelle sui licenziamenti facili. E dal punto di vista dell'ordine pubblico perché si butta benzina sul fuoco delle tensioni sociali create da un governo - conclude - che ha ignorato una crisi economica gravissima».