Cappelli (Confindustria) «Impatto tragico, ogni ditta sborsa l'equivalente di 2 mensilità a operaio»
L'AQUILA. Tempo scaduto. La proroga della restituzione delle vecchie tasse non pagate per effetto della sospensione post-sisma è finita. Se il quadro non cambia in fretta gli aquilani tornano a pagare due volte, il vecchio e il nuovo. Per averne un'altra, di proroga, il commissario Chiodi corre a Roma ma torna a mani vuote, ottimismo a parte. «Stiamo lavorando con il massimo impegno per arrivare a una soluzione anche se trovarla è molto difficile visto il delicato momento che si sta vivendo». Confindustria esprime preoccupazione. Molti cittadini hanno già riscontrato in busta paga il prelievo fiscale. E si profila una nuova mobilitazione.
CONFINDUSTRIA. Il sistema imprenditoriale non ha risorse sufficienti per far fronte alla restituzione delle tasse e dei contributi sospesi dopo il sisma del 2009. Troppi i soldi da sborsare entro fine anno: una cifra che, per il solo settore privato, oscilla tra i 70 e gli 80 milioni. Trentamila i lavoratori di aziende private coinvolti, a cui si sommano le partite Iva degli operatori economici del cratere con un fatturato annuo inferiore a 200mila euro e tutti i dipendenti pubblici. Insomma, un esercito. L'analisi tecnica degli industriali mette i brividi. E fa profilare all'orizzonte un terremoto economico senza precedenti, in un territorio piegato dalla crisi, dove le leggi del mercato internazionale hanno abbassato il livello di competitività. Poi è arrivato il sisma a spazzare via anche gli ultimi scampoli di un processo industriale che da tempo ha subìto una battuta di arresto. Oggi si torna a parlare di tasse. Uno spettro per i lavoratori e per le aziende. «L'impatto sarà tragico», evidenzia il direttore dell'Unione industriali della provincia dell'Aquila Antonio Cappelli, «Entro dicembre, in assenza di proroghe, si comincerà a restituire quanto non versato in passato: tributi, contributi previdenziali, Iva. Le prime dodici rate delle 120 previste». Al problema dei singoli lavoratori, che perderanno un'intera mensilità e parte della tredicesima, si somma quello del mondo imprenditoriale. «Ogni azienda», evidenzia Cappelli, «pagherà, per ciascun dipendente, l'equivalente di un doppio stipendio». Le cifre si rincorrono, ma da una stima di Confindustria il solo settore privato sarà chiamato a restituire allo Stato dai 70 agli 80 milioni. Conteggi effettuati su retribuzioni medio-basse, della classe operaia. E che fanno riferimento alle prime dodici rate arretrate delle 120 totali, da saldare entro l'anno. A ciò si aggiunge la mole di denaro derivante dalle imposte sulle partite Iva degli operatori economici con un fatturato annuo inferiore a 200mila euro e quella dei lavoratori pubblici. «Per l'economia aquilana sarà il tracollo definitivo», dichiara Cappelli. «Il nostro sistema imprenditoriale non è in grado di reggere un simile urto. L'Aquila andrà verso una morte certa e inevitabile». Confindustria si rivolge direttamente al governo «perché si faccia carico della situazione e mantenga le promesse fatte». «Molte aziende del centro storico non hanno riaperto i battenti», aggiunge il direttore di Confindustria. «Tanti piccoli imprenditori sono riusciti faticosamente a tornare in attività, con uno sforzo economico non ancora ripagato. Realtà che non hanno la capacità di far fronte a quanto chiede il governo». E al di là dell'equità di trattamento con i terremotati di Marche e Umbria, che hanno ottenuto uno sconto del 60% sulla quota da restituire, Cappelli guarda ai risvolti economici di un'operazione «che», dice, «darà il colpo di grazia alle nostre aziende, avviandone molte verso la chiusura definitiva». Il mondo imprenditoriale si è già messo in moto: molte aziende si sono rivolte agli istituti di credito per chiedere un prestito. «Questo territorio», incalza Cappelli, «non merita un simile trattamento. Abbiamo bisogno di certezze e garanzie per il futuro: oltre alla proroga della restituzione di tasse e contributi il governo deve sancire con un atto ufficiale la decurtazione di quanto dovuto». Le imprese del cratere, insieme alla restituzione delle imposte non versate, dovranno far fronte al pagamento dei contributi (Inps e Inail su tutti). E se per i lavoratori questo si traduce nell'annullamento di uno stipendio, oltre a parte della tredicesima, per le aziende le somme si duplicano. «Siamo di fronte a una catastrofe senza precedenti», sentenzia il direttore degli Industriali. «La fine dell'imprenditoria locale, delle poche aziende che coraggiosamente hanno resistito al terremoto, affrontando gli ostacoli che derivano dall'operare in un territorio privo di infrastrutture, disagiato e in piena crisi. Al governo chiediamo di tenerne conto».
«VERSO LA SOLUZIONE». Sparge ottimismo una nota della struttura di gestione dell'emergenza. «Continua senza sosta l'azione di pressing sul governo da parte del commissario Gianni Chiodi che ha avuto vari incontri istituzionali a Roma per far fronte alla questione della restituzione delle tasse sospese agli aquilani e alle popolazioni del cratere. In primis, ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. «Stiamo lavorando», ha spiegato Chiodi, «con il massimo impegno e a vari livelli. Il governo nazionale deve assumersi la responsabilità di individuare una soluzione urgente che sia soddisfacente e tecnicamente praticabile. Ritengo insostenibile il carico fiscale. L'obiettivo deve essere la decurtazione del 60% delle somme da restituire oppure, in attesa che si trovino le coperture, quantomeno un'ulteriore proroga. Continuerò, quindi, a svolgere un'azione insistente ai vari livelli istituzionali affinché il governo, anche in questa fase, sostenga la popolazione aquilana. Sto facendo pressioni a tutti i livelli», ha poi aggiunto. «Ho portato sui tavoli romani dati oggettivi per dimostrare che l'economia del cratere non può reggere un impatto simile».
DECRETO CHE NON C'È. Per rinviare di nuovo la restituzione delle vecchie tasse serve un provvedimento. Uno strumento legislativo adeguato per il quale, ribadiscono dai palazzi romani, serve la copertura finanziaria. Oltre a questa bisogna individuare il percorso. Pare difficile, al momento, che delle tasse aquilane possa parlarsi nell'atteso decreto sviluppo.
POLIZIOTTI. Anche i poliziotti sono sul piede di guerra. Dice Santino Li Calzi del sindacato Coisp: «Mentre la politica latita i poliziotti iniziano a pagare. Abbiamo chiesto al prefetto e al questore che si attivino affinché non si proceda, nell'immediato, ad alcuna trattenuta sullo stipendio dei poliziotti al fine di attendere l'agognata norma. Per saldare le rate scadute non basterà lo stipendio di novembre e neanche quello di dicembre».