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Pescara, 14/04/2026
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Data: 01/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sanitopoli in Abruzzo - «Ecco le tangenti che la politica chiedeva alle cliniche private». L'ex moglie di Aracu: «Portavano soldi». Lui: «Odio personale»

PESCARA - Risponde per tre ore alle domande dei pubblici ministeri Di Florio e Bellelli e si sottopone al controesame dell'onorevole Giulia Bongiorno, difensore di Sabatino Aracu nel processo sullo scandalo della sanità che vede sul banco degli imputati in totale 27 personaggi fra cui il principale è l'ex governatore Ottaviano Del Turco.
Maria Maurizio, ex moglie del parlamentare Pdl Aracu ha tenuto testa alla difesa che peraltro è riuscita a far dire alla teste e quindi a far entrare nelle carte processuali, qualcosa che la donna non aveva mai espressamente detto: e cioè che quelle di cui stavano parlando in sua presenza a tavola in un ristorante di Roma, Aracu e il neo assessore alla sanità Vito Domenici, erano tangenti da riscuotere: un po' il fulcro del processo.
E' stato questo, forse, il passaggio più significativo per l'accusa, ma non solo perché la Maurizio ha parlato diffusamente dell'acquisto di numerosi immobili da parte del marito, di Fabrizio Cicchitto, del senatore Piccone, ma anche della casa di Roccaraso legata al suicidio dell'allora sindaco Valentini, delle estati in Sardegna con Angelini e Masciarelli e soprattutto delle visite in casa sua di Vincenzo Angelini e di Luigi Conga e dei pacchi di soldi che portavano. Ma sull'incontro di Roma hanno battuto molto accusa, difesa e lo stesso presidente De Sanctis. Era da poco stato nominato assessore alla sanità Domenici, fortemente voluto da Aracu che era diventato a sua volta coordinatore regionale di Forza Italia. «Domenici - dice la Maurizio - non fece altro che parlare di questo e tra loro si scambiavano un foglietto. Mio marito vi scriveva il nome di una clinica, Villa Pini, Villa Letizia, Villa Serena, o quello di Angelini ed a fianco scriveva una cifra: 100 o 1000 e lo passava a Domenici che lo esaminava e decideva se cambiare o no la cifra». E poi lo stesso argomento viene richiamato dalla Bongiorno nel contro esame e la Maurizio dice: «Erano tangenti, erano soldi che richiedevano alle cliniche». E alla domanda del difensore su quale base lo affermava, la teste ha detto: «Conga e Angelini non venivano a casa solo per salutare Aracu». E poi altre precisazioni sui pacchetti di Angelini e Conga, sul fatto che il marito a volta li metteva direttamente in cassaforte e altre volte consegnava il pacchetto a lei per riporlo nella cassaforte e lei constatava che contenevano soldi: «Conga veniva quasi con cadenza mensile, Angelini un paio di volte. I soldi di Conga erano dai 100 ai 200 mila euro, quelli di Angelini molto più consistenti». E alla domande del presidente chiarisce: «Quello che arrivava in cassaforte era solo il frutto delle visite di Angelini e Conga. E poi quei soldi dopo due giorni Aracu se li portava via a Roma». E qui tira di nuovo fuori la storia dei soldi versati da Aracu al suo referente nazionale, Cicchitto, questione che fece finire sotto inchiesta il coordinatore nazionale del Pdl, la cui posizione è stata però archiviata dalla procura.
Alla fine dell'udienza Aracu ha voluto rilasciare delle dichiarazioni spontanee non legate alle contestazioni, ma riferite ai comportamenti della ex moglie. Una parentesi non si è capito bene fino a che punto studiata, considerato che oltre la metà dei 113 testi citati da Aracu dovranno smontare la credibilità della ex moglie, ma comunque questioni private. «Parlo oggi dopo tre anni di silenzio - ha detto - perché ritengo che i processi vanno fatti in tribunale. Ma lo faccio per tutelare mia figlia minorenne. Voglio far capire che quella che l'ha portata a dire quello che ha detto è una questione molto personale e piena di odio». E poi ha parlato di fatti troppo personali: «La mia vita è stata un inferno», ha poi concluso.

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