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Pescara, 14/04/2026
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Data: 01/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bossi: «Il Paese così non dura ora le gabbie previdenziali». Il leader della Lega attacca i giornalisti: prima o poi vi spacchiamo la faccia

Tremonti al fianco del Senatùr: è tempo che il cuore prevalga sui tassi

PECORARA (PIACENZA) - Il Paese «non è ancora» salvo dal fallimento, e con «milioni di persone che vivono alle spalle del nord non può durare». E anche il federalismo «non basta». Parole di Umberto Bossi, che ieri sera sul palco della Festa della Zucca a Pecorara, a fianco del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, replica alle esortazioni dei leghisti che incitano alla «secessione». «Le tasse permettono di mantenere un pubblico impiego sterminato, milioni di persone vivono alle spalle del nord, ditemi se è un Paese che può durare! Io ho i miei dubbi, non basta metter fuori la bandiera Tricolore».
I militanti lo ringraziano per «averci salvato dal fallimento». Bossi li interrompe: «Non ancora, non è facile fare le cose. Non è che uno va a Roma, schiaccia un bottone ed è tutto fatto. Non basta tirare fuori un tricolore». «Il federalismo? Quello è già passato, ma non basta mica. Milioni di persone vivono alle spalle del nord - ha detto Bossi - ditemi se questo è un Paese che può durare. Nessuno è mai riuscito a mandare a picco il nord. Siamo abituati a lottare. Il nord è la prima forza industriale d'Europa».
«Bisogna fare le gabbie previdenziali, è una bella idea, al Nord danno più di quello che ottengono, mentre al Sud danno poco e ricevono di più». Sarà la festa della Zucca ad ispirare il Senatùr che non si frena: «Sui ministeri, non possono fare niente, sono a Monza e là restano. È il primo passo del nord che per anni ha subito e taciuto, ora non tace più». Unendosi al coro dei militanti che inneggiavano a «Padania libera», il Senatùr si ripete come un disco rotto: «Questo è il grido che fa tremare quei coglionazzi del centralismo romano. Certo, loro sono forti. Hanno i giornali e i giornalisti. Ma nessuno può fermare i popoli». Poi l'attacco ai giornalisti: «Scrivete dei pezzi che meritereste di essere mandati in galera, pezzi sulla mia famiglia, prima o poi o vi spacchiamo la faccia o vi denunciamo». «Verrà un giorno - ha aggiunto - che la gente vi piglierà per il collo, la gente ne ha piene le scatole. Questi graffiano le pagine con tutte le balle e i magistrati non li condannano. Loro scrivono, perchè si sentono difesi alle spalle, qualcuno meriterebbe qualche cazzottone in faccia». Finita la lezione di giornalismo, lascia la parola al ministro dell'Economia Tremonti che, come del resto Bossi, è un habitue della festa organizzata tradizionalmente in Val Tidone. Prima di andare alla festa Tremonti ha partecipato anche alla messa che è stata celebrata nella chiesa parrocchiale di Pecorara. «Sta venendo il tempo di mettere la ragione ed il cuore al posto del saggio di interesse, di mettere il pane al posto delle pietre e l'uomo al posto dei lupi». Tremonti non ha toccato argomenti di stretta attualità. «Perchè venivamo qua a mangiarci un piatto di zuppa ci hanno accusato di essere pagani, così prima siamo andati alla messa a farci benedire - ha precisato Tremonti - l'identità delle persone e dei popoli dà la forza e dà la pace, in un mondo dove tutto è in commercio ci sono però i valori che non sono merce».
«Nel giorno in cui tutti sono impegnati a festeggiare Halloween noi abbiamo ricordato i Santi attraverso la premiazione di tre importanti opere letterarie». Massimo Polledri, leghista piacentino esalta così la festa di Pecorara. L'evocazione dei santi deve essere servita anche a rimettere insieme Bossi e Tremonti sullo stesso palco. Nei giorni dell'elaborazione dell'ormai famosa lettera per Bruxelles, Tremonti si era tenuto in disparte e Bossi non aveva mancato di sottolinearlo giudicando «defilato» l'atteggiamento del ministro dell'Economia. Ieri sera l'ufficializzazione della pace anche perché, vista l'insofferenza che cova nel Pdl nei suoi confronti, Tremonti ha bisogno della sponda della Lega».



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