ROMA - Un esercito di due milioni e ottantamila persone. Moltissimi giovani, tante donne. Mentre si discute di come togliere alcuni vincoli e paletti ai licenziamenti, dall'Istat arrivano i dati provvisori sui senza lavoro a settembre. Ed è una vera e propria doccia ghiacciata. Il tasso di disoccupazione è balzato all'8,3% dall'8% di agosto, riportandoci ai livelli del novembre 2010. In termini assoluti sono settantaseimila disoccupati in più. Ma il dato diventa ancor più drammatico se si va a vedere cosa ha riservato il rientro dalle ferie alle categorie più deboli, a partire dai giovani. Gli under 25 disoccupati hanno toccato quota 29,3%, con un aumento rispetto al mese precedente di 1,3 punti percentuali e ben 8 punti in più della media Ue. In pratica un giovane su tre non trova lavoro. E' il dato più alto dal novembre del 2004, ovvero dall'inizio delle serie storiche. Un record negativo che porta la Cgil a parlare di «voragine occupazionale», la Cisl di «grave peggioramento», la Uil di «conferme dei preoccupanti segnali provenienti dall'utilizzo della cig», e l'Ugl di «allarme sociale». Peggio dei nostri giovani in Europa ci sono solo quelli spagnoli, slovacchi e irlandesi.
Mercato sbarrato anche per le donne. Il tasso di disoccupazione dell'universo femminile a settembre si attesta al 9,7%, che già non è poco (gli uomini sono al 7,4%). Ma è un dato che potrebbe sottovalutare la situazione delle donne nel mercato del lavoro italiano. Sono altri due gli indicatori decisamente più significativi: il tasso di occupazione femminile al 46,1% (i maschi sono al 67,7%) e quello di inattività al 48,9% (26,9% per gli uomini). Insieme questi due dati ci dicono che meno della metà delle donne italiane (15-64 anni) lavora, l'altra metà è così scoraggiata che ormai non la cerca proprio più un'occupazione, o perché sa che che troverebbe solo porte chiuse oppure perché non ha nessuno che la aiuti nel badare a famiglia e figli.
In media il tasso di inattività è al 37,9% in aumento dello 0,1% (21 mila unità) rispetto al mese precedente. E' un altro segnale della percezione di un mercato del lavoro bloccato e con poche opportunità.
Parallelamente (ma non è automatico che ciò accada) anche il tasso di occupazione si è ridotto: 56,9% in calo sia nel confronto congiunturale (-0,2 punti percentuali) sia in termini tendenziali (-0,1 punti percentuali). Gli occupati a settembre sono 22 milioni e 911.000, in diminuzione dello 0,4% (-86mila unità in meno) rispetto ad agosto. Il calo, rileva l'Istat, riguarda «sia la componente maschile sia quella femminile. Nel confronto con l'anno precedente l'occupazione resta sostanzialmente invariata».
Di fronte a una situazione così cupa, naturalmente si acuiscono le critiche ai progetti del governo. I sindacati ribadiscono il no ai «licenziamenti facili» e chiedono «misure urgenti» a favore dell'occupazione, come incentivi per chi assume giovani e misure di riqualificazione e reimpiego per chi è in casa integrazione e in mobilità. Anche l'opposizione attacca. «Siamo di fronte ad un evidente fallimento delle politiche del governo e in particolare di quelle che riguardano il lavoro» dice l'ex ministro del Pd Cesare Damiano. Futuro e Libertà parla di «emergenza nazionale» e l'Italia dei Valori accusa il governo con il suo progetto sui licenziamenti facili di irresponsabilità.