Contribuenti in difficoltà, i commercialisti chiedono chiarezza
L'AQUILA. Chi ha ridato i soldi non li riavrà certo indietro. Le trattenute già scattate sono la prima trappola per i contribuenti aquilani (in primis i lavoratori dipendenti) che hanno già ricominciato a restituire le vecchie tasse non pagate.
IL CAOS. Tributi non versati per effetto della sospensione delle tasse nel periodo compreso tra aprile 2009 e giugno 2010. Sospensione finita da tempo ma prorogata riguardo alla restituzione degli importi. Una restituzione già scattata per alcune categorie di lavoratori, tra i quali i dipendenti del ministero dell'Interno e dell'Enelgas, ma per la quale sono ancora sconosciute le modalità. Il caos normativo, legato all'avvenuta scadenza della proroga (31 ottobre) e all'indicazione della data del 16 novembre come giorno entro il quale va restituita la prima rata degli arretrati, non riguarda soltanto i contribuenti ma anche chi i conti li fa per mestiere.
L'ATTESA. I lavoratori dipendenti attendono con ansia la busta paga con la temuta ritenuta alla fonte. Le ditte sono in fibrillazione. Alcune imprese, come riferiscono fonti di Confindustria, per far fronte al salasso della restituzione immediata e al 100 per cento di un anno di tasse, tributi e contributi non pagati, stanno bussando alle banche. Altri chiedono di conoscere le modalità della restituzione. Ma anche i professionisti del settore (tributaristi, consulenti del lavoro, commercialisti) attendono lumi dall'Agenzia delle Entrate per predisporre uomini e mezzi capaci di affrontare la gestione della restituzione in maniera adeguata. «Al tavolo dell'Agenzia delle Entrate siamo entrati con delle proposte e siamo usciti con una serie di dubbi», sostiene il tributarista Luigi Fabiani. «Neppure loro sono riusciti a chiarire alcuni aspetti della restituzione che non sono affatto secondari. Innanzitutto va chiarito che chi paga per effetto della ripresa della restituzione non riavrà indietro i soldi. Non è chiaro, al momento, quali codici si debbano utilizzare per compilare il modello F24. Siamo in una fase di confusione assoluta. Anche chi organizza il sistema della restituzione è fermo al palo. Si aspettano notizie dagli incontri istituzionali ma in questa fase si rischia di restare intrappolati di una situazione di attendismo durata mesi e che sta per evolvere al peggio. Si è atteso molto e ora è un momento difficile per ottenere risposte dal governo, che ha ritoccato le accise sulla benzina per far fronte all'emergenza alluvione, cosa non avvenuta per il terremoto dell'Aquila».
LE PROCEDURE. Il meccanismo dei codici per il modello F24, con l'onere della restituzione a carico del contribuente, è particolarmente complesso specialmente per le imprese, chiamate a versare una molteplicità di tributi, dall'Inps all'Iva, ritenute e acconti. La proposta di alcuni professionisti all'Agenzia delle Entrate è stata quella di semplificare le procedure attraverso un modello con unico codice e scheda riepilogativa dettagliata, così come avvenuto per il Molise. Rispetto a quest'istanza non si hanno pronunciamenti ufficiali. Il tutto a pochi giorni dalle prime scadenze. «Sistemare i modelli F24 per 250 ditte con tutti i codici dei tributi non versati per ciascuna annualità significa dover arruolare un esercito di persone», commenta Fabiani.
TREDICESIME IN FUMO. Dalle prime simulazioni, l'80 per cento della tredicesima degli aquilani andrà via con gli arretrati. Altro che regali di Natale, con le inevitabili ripercussioni su un commercio già in ginocchio, con attività che devono restituire Iva non versata, Inps e ritenute varie. Quanto alla mobilitazione degli aquilani, oggi scade l'ultimatum del consiglio comunale. «Se non ci saranno risposte entro mercoledì torneremo in piazza», questo il monito dell'assemblea civica. Uno dei documenti approvati fa riferimento anche alla necessità di arrivare al congelamento della riscossione da parte di Equitalia, per cui si punta a una sorta di condono nazionale. «Con i nuovi strumenti di cui è dotata», commenta Fabiani, «alla scadenza della cartella esattoriale si rischiano il blocco del conto corrente, lo stop dell'automobile e le ipoteche. Tutto questo in una città in cui non ci sono risorse». Anche se per organizzare una protesta in piazza occorre almeno una settimana di tempo, stavolta gli amministratori cittadini paiono intenzionati a mettersi, a breve, alla testa di una nuova mobilitazione.