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Pescara, 14/04/2026
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Data: 02/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
L'autogol del premier di Massimo Riva

Il fattore più inquietante è che a questi dati così negativi si sia arrivati dopo la manovra d'emergenza di agosto, dopo la lettera di impegni appena sottoscritta dal governo Berlusconi sotto dettatura europea e - come non bastasse - a dispetto dei massicci acquisti effettuati ancora ieri dalla Banca centrale a sostegno delle quotazioni dei nostri Btp.
La conclusione logica, a questo punto, può essere una e una soltanto: l'opinione prevalente sui mercati finanziari è che le misure prese finora dall'Italia non sono sufficienti, mentre quelle annunciate per i prossimi mesi sono ritenute non credibili o comunque di malcerta realizzabilità.
Sotto questo aspetto la situazione appare ben peggiore che nell'altrettanto nero settembre del 1992. Allora le drastiche manovre messe in atto dal governo Amato ebbero l'immediato effetto di bloccare gli assalti della speculazione e di pacificare i mercati.
Stavolta, invece, gli attacchi più violenti non sono quelli che hanno preceduto i provvedimenti del governo Berlusconi ma quelli che li hanno seguiti. Il presidente del Consiglio ha un bel tentare di schivare lo tsunami che lo sta investendo continuando a recitare il rosario scaramantico delle cose che ha fatto e di quelle che si accinge a fare.
Né serve che insista a ricordare che, nonostante tutto, i «fondamentali» dell'Italia sono migliori non solo di quelli della Grecia ma anche di quelli di altri paesi più reputati del nostro. Certo, che da noi il 2011 è avviato a chiudersi con un avanzo primario e un livello di deficit sconosciuti, per esempio, alla Francia di Sarkozy.
Ma proprio questo confronto dovrebbe far riflettere Berlusconi sul fatto che le sue giaculatorie difensive rischiano di trasformarsi in un clamoroso autogol personale.
Se davvero almeno alcuni dei fondamentali italiani sono migliori di quelli altrui, che cosa può muovere a così tanto reiterata sfiducia i mercati internazionali? Che cosa altro se non un giudizio pesantemente negativo sulla capacità politica e tecnica del governo Berlusconi a pilotare la nave Italia in simili frangenti?
Chiuso nel suo «bunker» di Palazzo Grazioli, attorniato solo da fedelissimi signorsì, il Cavaliere non appare più nemmeno in grado di rendersi conto che i suoi vertici con Bossi piuttosto che con Scilipoti proiettano fuori dai confini l'immagine di un paese governato da dilettanti allo sbaraglio, pronti a tutto nelle parole quanto indecisi a tutto nei fatti. Immagine che spiega e largamente giustifica - ahinoi - il trattamento sempre più scettico e rude che i mercati riservano ai titoli delle imprese e dello Stato italiano.

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