ROMA - Liberalizzazioni, privatizzazioni, taglio da subito alle agevolazioni fiscali e assistenziali, semplificazioni, ma soprattutto un maxicondono forse non solo fiscale: sono le eventualità prese in esame, senza però decidere alcunché, ieri sera a palazzo Chigi. Nemmeno una parola invece su pensioni di anzianità e patrimoniale. Silvio Berlusconi ne ha discusso con alcuni ministri (unico assente è Umberto Bossi, espressamente invitato) in un vertice notturno per cercare di dare un segnale sulla volontà di risanare il bilancio pubblico. Ma la riunione si è conclusa con un nulla di fatto: i ministri torneranno a riunirsi oggi. Sul tavolo, spiegano a palazzo Chigi, c'è anche un'ipotesi di decreto, anche se lo scetticismo sui tempi è forte tanto che nessun Consiglio dei ministri è stato convocato.
Nella giornata a più alta tensione per i mercati dall'inizio della crisi, Berlusconi affronta la situazione decidendo di inserire una parte delle misure concordate con l'Europa nella legge di stabilità, all'esame della commissione Bilancio del Senato, tramite un maxiemendamento. Il termine per la presentazione è fissato per venerdì prossimo. L'intenzione è quella di agire in fretta così da presentare il nuovo pacchetto ai partner europei al G20 che domani inizia a Cannes. Le Borse che crollano e l'ampliamento dello spread tra bond italiani e tedeschi ha scandito la lunga giornata del premier. Che è cominciata ad Arcore quando il Cavaliere ha dovuto diffondere una prima nota per smentire tre circostanze, riportate dai giornali. Primo, non ha mai chiesto l'aiuto di Putin per uscire dalla crisi. Non ha avuto colloqui riservati con Merkel e Sarkozy. Non ha alcuna intenzione di rimuovere Giulio Tremonti, come alcuni settori della maggioranza sollecitano. «Non è il momento di fare processi», taglia corto.
Intanto Piazza Affari è sempre più in maglia nera. Pesa la decisione del governo di Atene di indire un referendum. Anche al premier la cosa non va giù. Lo ribadisce più tardi, con una nuova nota. Se da un lato critica la decisione «inattesa» di Papandreu, dall'altro rassicura gli impegni assunti dall'Italia con l'Europa. «Le misure concordate con Bruxelles verranno illustrate ai partner del G20» e «saranno applicate con la determinazione, il rigore e la tempestività imposti dalla situazione». Ma i mercati non prestano orecchio, le Borse sono un ottovolante. Allora il premier decide di volare subito a Roma, non c'è tempo da perdere. Anche per rispondere alle opposizioni che nel frattempo si ricompattano. Una volta a palazzo Grazioli, il premier prende contatto telefonico con Angela Merkel e con il presidente Giorgio Napolitano. Con la cancelliera tedesca conferma la «ferma determinazione» a varare da subito il pacchetto. Spiegherà questa ferma volontà anche al capo dello Stato. Convoca sia il ministro Giulio Tremonti che Gianni Letta. Arriva poi la nota del Quirinale, che spiazza il Cavaliere, il quale ai suoi confida che «al mio governo non ci sono alternative». E andrà avanti, anche se in Parlamento i numeri sono sempre più risicati. Ma il premier è fiducioso
Convoca, infine il vertice notturno a palazzo Chigi. Nell'annuncio è scritto che parteciperanno i ministri leghisti Calderoli e Bossi. Ma il Senatùr non si presenta, anche se, è opinione circolata con insistenza, l'ha fatto per marcare la propria distanza dai provvedimenti sulle pensioni di anzianità. Invece si presentano al tavolo con Berlusconi e Gianni Letta i ministri Tremonti, Calderoli, Frattini, Sacconi, Romani, Matteoli, Rotondi e il sottosegretario Bonaiuti. La riunione è aperta dallo stesso Berlusconi il quale mette in evidenza come l'Italia sia finita nel mirino della speculazione internazione, anche se ha i fondamentali positivi. Ancora una volta sottolinea che viene sommato il debito pubblico con il risparmio delle famiglie italiane, il nostro Paese è vicino, nei conti, alla Germania. Niente a che vedere con la situazione della Grecia, ripete il premier. Nelle misure che illustrerà al G20 di Cannes non figureranno le liberalizzazioni e gli sgravi fiscali e assistenziali. La delega sulla riforma contribuisce alla riduzione del deficit con 4 miliardi nel 2012, 16 nel 2013 e 20 nel 2014.