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Pescara, 14/04/2026
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Data: 02/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Misure anticrisi nella legge di stabilità - Interviene Napolitano «Verificherò le larghe intese» Nota del Quirinale: decisioni efficaci improrogabili

ROMA - Per il Colle è stata un'altra giornata di passione, un martedì nero con lo spread Btp-Bund a livelli record e la Borsa a picco. Un'altra giornata in cui Giorgio Napolitano ha dovuto fare ricorso a tutte le sue risorse per cercare di tener saldi i nervi di fronte ad un paese in balia della tempesta. Ecco dunque un intreccio di telefonate e di contatti: da Visco a Berlusconi, da Casini a Bersani per verificare la situazione internazionale e quella interna in una crisi che al capo dello Stato appare sempre più allarmante e vicina un punto di non ritorno.
Ebbene, da questi sondaggi è scaturita la dura nota quirinalizia serale in cui Napolitano entra nuovamente in campo per fissare alcuni paletti ben precisi, facendo proprio riferimento «ai molteplici contatti» avuti nella giornata: 1) è ormai improrogabile l'assunzione di decisione efficaci da parte del governo nell'ambito della lettera d'impegni indirizzata alle autorità europee. Dunque: basta indugi, si passi ai fatti. E Berlusconi - sentito telefonicamente da Napolitano oltre a Gianni Letta - ha confermato il «proprio intendimento a procedere in tal senso»; 2) vari rappresentanti dei gruppi di opposizione (Casini e Bersani) hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all'aggravarsi della crisi. Ergo: Napolitano rileva che «in un momento così critico il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una «nuova prospettiva» di «larga condivisione» delle scelte che l'Europa, l'opinione pubblica internazionale, gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall'Italia; 3) Napolitano ritiene suo dovere «verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva».
Fin qui il contenuto della nota da cui scaturisce con evidenza una sorta di ultimo avviso al governo chiamato oggi stesso a definire in Consiglio dei ministri una parte di quelle misure che l'Ue ci chiede. Di fronte alle ennesime rassicurazioni del Cavaliere, Napolitano sembra replicare: bene verificheremo se finalmente queste misure saranno prese ovvero se prevarranno ancora una volta le divisioni interne. Ma Napolitano si spinge oltre. Rivela di aver colto da alcuni esponenti dell'opposizione la disponibilità a collaborare per il bene del paese. Di qui l'esortazione ad una prospettiva di «larghe intese» sulle misure da prendere certo non nuova nel vocabolario e negli auspici del presidente, ma che diventa nuova nel contesto in cui essa è stata formulata. Non è un mistero, infatti, che gli stessi leader dell'opposizione, da Bersani a Casini, hanno sempre sottolineato (e a quanto pare lo hanno ribadito anche ieri al capo dello Stato) che c'è una sola condizione per la loro disponibilità: un passo indietro di Berlusconi e il varo di un nuovo governo di ricostruzione nazionale.
Naturalmente, su questo terreno Napolitano non vuole e non può scendere. Egli non rinuncia al ruolo super partes. Ecco quindi che sul Colle viene ricordato che toccherà alle forze politiche sciogliere tutti i nodi. Napolitano, insomma, si sarebbe limitato a porre un problema, un'esigenza di coesione rivolta sia al governo sia all'opposizione nell'interesse generale del paese. Dunque, nessun nuovo scenario politico alle porte. Anche se appare evidente che se si prende alla lettera l'intento del capo dello Stato, cioè quello di verificare le condizioni per il concretizzarsi della prospettiva di un'intesa bipartisan, egli non potrà che prendere atto di una «condizione» grossa come un macigno: il famoso passo indietro del Cavaliere. E allora che farà il capo dello Stato? E' evidente che la partita può entrare in una fase nuova proprio con la verifica sulle «larghe intese». E anche il Quirinale sembra consapevole che il paese non può reggere a lungo in una situazione di tale incertezza.

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