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Pescara, 14/04/2026
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Data: 03/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, nuovo altolà di Bossi e nel Pdl crescono i frondisti. L'azzurro Paniz: Berlusconi ha sbagliato, ceda la mano a Letta

ROMA - Silvio Berlusconi è ormai stretto tra i no comment di Umberto Bossi rispetto alle dimissioni del premier e le prese di distanza di molti pidiellini finora di provata fede. Domenica scorsa il Senatùr aveva detto che «il Paese così non può durare» e oggi, a suon di sospiri, scuotimenti di testa e pernacchia all'indirizzo di Mario Monti, appare ancor più pessimista. Il leader della Lega Nord non vede vie d'uscita e appare perfino annoiato di fronte all'eterno quesito sulla svolta da dare al governo e sulla discontinuità che si potrebbe realizzare solo con l'uscita di scena del Cavaliere. «Berlusconi non ha nessuna intenzione di andarsene», avverte. Inutile, quindi, «chiedergli di lasciare, tanto quello non lo fa», spiega ai giornalisti che lo incalzano. E quel «non lo fa» sembra una riflessione che lo costringe a uno sforzo di fantasia in più per cercare di salvare il suo Nord e la Lega.
Di qui, la replica secca, brusca, ai cronisti che continuano a pressarlo domandandogli se, a suo parere, non sarebbe meglio che il premier si decidesse a lasciare palazzo Chigi. Chissà, magari Bossi avrebbe voglia di rispondere, ma alla fine consegna agli interlocutori soltanto un secco «no comment». Come dire, «non fatemi parlare». D'altronde, il ministro per le Riforme non prende neppure in considerazione qualunque altra ipotesi che prefiguri un governo di tutti, vuoi di salute pubblica, vuoi di emergenza. E tanto meno gradisce l'idea di un esecutivo a guida diversa. Cosicché, a chi gli suggerisce il nome dell'economista Mario Monti da chiamare per traghettare in porto la barca Italia che rischia di affondare, risponde con una, pur flebile, pernacchia.
La strada per la Lega è comunque stretta. Si tratta di andare avanti senza pagare pegno. E su un punto il leader del Carroccio non transige e continua a fare la voce grossa: la riforma delle pensioni di anzianità. Nel pomeriggio, Bossi fa sapere che il governo si appresta a varare un decreto legge che traduca in misure concrete gli impegni presi per scritto con l'Unione europea. «Ci sarà un decreto legge sulla base della famosa lettera», dice ai cronisti. Ma, contemporaneamente, chiarisce che si metterà di traverso rispetto all'ipotesi di tagliare indiscriminatamente le pensioni di anzianità. E, per rafforzare il concetto, torna ad alzare il dito medio. «Se togliamo le pensioni ai lavoratori che hanno sempre lavorato per dare i soldi a Roma, scoppierebbe la rivoluzione», annuncia.
Intanto, la prima rivoluzione rischia di scoppiare nel Pdl, dove si moltiplicano i distinguo dall'attuale conduzione della crisi. Dopo l'ex coordinatore di Forza Italia, Antonione, un altro fedelissimo di Berlusconi, il deputato-avvocato Maurizio Paniz, che si è battuto come un leone per cercare di varare il contestatissimo processo breve, e che in Parlamento ha sostenuto con passione la tesi che Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak, candida Gianni Letta o il presidente del Senato, Renato Schifani, alla guida di un governo di centrodestra che traghetti il Paese fino alle elezioni, a scadenza naturale. In un'intervista al sito Ilnordest, accusa il premier di «aver sbagliato a mischiare pubblico e privato» e «di aver messo in posti di responsabilità persone non all'altezza». Per questo, pur tentando di ammorbidire in parte, in serata, le sue affermazioni, Paniz non esclude affatto la possibilità che il Cavaliere non sia più il candidato premier del centrodestra alle prossime elezioni.

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