| |
|
| |
Pescara, 14/04/2026
Visitatore n. 753.121
|
|
|
|
|
|
|
03/11/2011
Il Centro
|
Governo nel caos, a un passo dalla crisi. Drammatico Consiglio dei ministri. Dieci-dodici deputati sul punto di lasciare il Pdl. Paniz: «Berlusconi lasci, Letta o Schifani premier» |
|
Ieri l'incontro dei frondisti, poi parte la raccolta di firme ROMA. «Vado avanti, mi presento davanti al Parlamento e agli italiani traducendo in atti concreti la lettera che ha avuto l'approvazione dell'Ue. E voglio vedere chi avrà il coraggio di venirmi contro...». Nel giorno più lungo per il governo, che oggi avrebbe voluto portare al G20 di Cannes un progetto concreto per la crescita e misure di "pronta cassa" per far quadrare i conti pubblici, Silvio Berlusconi si gioca il tutto per tutto e conferma di non avere nessuna intenzione di fare passi indietro. Ma a dare un dispiacere al Cavaliere e a rendere sempre più incerto il cammino del governo sono soprattutto i malpancisti del Pdl ai quali ieri si è aggiunto, a sorpresa, anche l'ex fedelissimo Maurizio Paniz. Ma il colpo più pesante arriva dai frondisti che fino ad oggi si sono trincerati dietro l'anonimato e ieri hanno trovato il coraggio di farsi avanti con una lettera (che sarà consegnata nei prossimi giorni) con la quale chiedono al Cavaliere «un passo indietro, un nuovo esecutivo e l'allargamento della maggioranza». Tra i firmatari della missiva ci sarebbero Giustina Destro, Roberto Antonione e un'altra decina di parlamentari del Pdl in affanno. Il tutto avviene al termine di una giornata ad alta tensione, scandita da vertici continui a palazzo Grazioli e costantemente monitorata da Giorgio Napolitano (che ieri ha ricevuto Casini e Bersani), il premier presiede il consiglio dei ministri straordinario più difficile da quando è a palazzo Chigi e, per superare l'esame dell'Europa, prova a mettere nero su bianco le misure concordate nella lettera del 26 ottobre. Ma la strada per varare il primo pacchetto anti-crisi è piena di ostacoli. Ostacoli procedurali e, soprattutto, politici. Berlusconi ha ragionato per tutto il giorno su due possibilità: o la trasformazione in un decreto legge dei punti concordati con l'Ue oppure la predisposizione di un maxi-emendamento alla legge di stabilità che deve essere approvata entro il 15 novembre. Berlusconi ha insistitio fino all'ultimo sulla necessità di inserire le misure urgenti in un decreto legge che gli avrebbe dato molta più forza al G20. Ma su questa opzione ha trovato la contrarietà del ministro Tremonti, che avrebbe illustrato a Napolitano la bozza del decreto, e il no del Quirinale, che preferirebbe il maxiemendamento perché lascerebbe aperta la porta al confronto con le opposizioni. Le misure da inserire nel decreto dovevano essere al centro di un facccia a faccia tra Angelino Alfano e il capo dello Stato ma l'incontro, che si sarebbe dovuto tenere ieri e al quale doveva partecipare anche la delegazione della Lega, è slittato ad oggi. Il risultato è che il consiglio dei ministri convocato con urgenza non ha varato il provvedimento sul quale, per tutto il giorno, nella maggioranza è stato braccio di ferro. La «sintesi» della giornata la offre Roberto Calderoli, che parla di un decreto «alla memoria» e spiega perché: «Quando si calano le braghe bisogna stare molto attenti a coprirsi le spalle perché svolazzano i temuti uccelli paduli...». Alla fine, la lunga giornata del premier a caccia di misure «pronta cassa» si conclude con un consiglio dei ministri che si limita a varare un maxiemendamento che «recepisce sul piano normativo» gli impegni contenuti nella lettera alla Ue. Le misure saranno approvate? «Domani (oggi nd.r.) spiegherò che entro 15 giorni ci sarà la legge che conterrà le prime misure per far fronte alla crisi e rilanciare lo svilupo. Spiegherò che l'Italia rispetterà gli impegni presi con l'Europa» dice in serata un tesissimo Berlusconi, che spiega: «La lettera di impegni consegnata a Bruxelles sarà divisa in tre provvedimenti: una parte nel maxiemendamento e il resto in un decreto e in un disegno di legge».
Anche il deputato bellunese tra gli scontenti Paniz: «Berlusconi lasci, Letta o Schifani premier» ROMA. «Sono gli uomini veri che fanno la differenza. E, in questo momento, io sono critico con Berlusconi per aver portato una commistione fra pubblico e privato che non va bene. Berlusconi ha messo molte persone in posti per i quali non erano all'altezza». A sorpresa anche Maurizio Paniz, avvocato e deputato del Pdl, chiede al Cavaliere di fare un passo indietro. «Nel 2013 il presidente Berlusconi - a mio parere - non è candidabile, non perché non abbia dato molto all'Italia, ma perché ha perso il consenso popolare». Meglio cambiare, quindi: «Oggi potrebbe fare un governo Gianni Letta». Fra le personalità possibili per guidare il nuovo governo Paniz indica anche Renato Schifani.
|
|
|
|
|