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Data: 03/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Ici, riecco la tassa più odiata. Tra le ipotesi il ritorno di un provvedimento che riguarda 17 milioni di italiani

Abolita in diretta tv, era il cavallo di battaglia elettorale

ROMA. Potrebbe tornare in ballo l'Ici sulla prima casa. La sua abolizione era stata il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Silvio Berlusconi nel 2006. Ma oggi, con l'Italia sull'orlo del baratro finanziario, il governo Berlusconi in bilico e il fiato dell'Europa sul collo perché vengano attuate al più presto le misure promesse nella lettera alla Ue, rispunta l'ipotesi di ripristinare un provvedimento in grado di fare subito cassa.
«Aboliremo l'Ici, la tassa più odiata dagli italiani» aveva detto il Cavaliere nel faccia a faccia televisivo finale con l'allora candidato del centrosinistra Romano Prodi. E nel maggio del 2008, dopo il rapido bienno del governo di sinistra, il nuovo esecutivo guidato da Berlusconi emana un decreto che cancella "l'imposta comunale sugli immobili", quelli in cui il contribuente ha la residenza anagrafica o la dimora abituale (mentre resta l'Ici sulla seconda casa, su ville, castelli e abitazioni di lusso). La tassa, nata nel 1992 come imposta straordinaria sugli immobili, è poi diventata un tributo permanente, trasformandosi appunto nell'Ici. A beneficiare, dal 2008, dell'esenzione sono quasi 17 milioni, per un totale che sfiora i 2 miliardi di gettito fiscale in meno per le casse degli enti locali.
Ieri sera, dopo una girandola di misure al vaglio del governo, dal prelievo forzoso all'imposta patrimoniale fino ad una norma che obbligherebbe alla privatizzazione delle società di servizi pubblici locali, è arrivata sul tavolo anche quella riguardante l'Ici. Una misura ritenuta «probabile», secondo fonti dell'esecutivo.
Smentita invece, l'ipotesi (più volte circolata in questi ultimi giorni) che prevedeva un prelievo forzoso del 5 per mille sulle somme in banca. «Non è allo studio alcun prelievo forzoso» hanno spiegato fonti di governo. Il precedente del prelievo forzoso risale al primo mandato di Giuliano Amato da presidente del Consiglio, quasi vent'anni fa. L'11 luglio del 1992, in seguito ad una grave crisi finanziaria, Amato emette un decreto da 30mila miliardi in cui (tra gli altri provvedimenti) veniva deliberato il prelievo forzoso (e retroattivo) del 6 per mille dai conti correnti bancari.
Tra i provvedimenti avanzati e poi smentiti negli scenari che ieri si sono susseguiti per tutto il giorno ci sarebbero anche gli interventi sul patrimonio. Neppure la cosiddetta Patrimoniale infatti, sarebbe stata inserita nel presunto pacchetto che il governo Berlusconi dovrà presentare nei prossimi giorni. «Non ci sarà», ha affermato il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero che ha aggiunto: «Abbiamo parlato di procedure, non di interventi specifici».

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