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Pescara, 14/04/2026
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Data: 03/11/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Amat, boom di malattie e distacchi. 140 autisti pagati per non guidare. L'accusa della Cgil: "Pochi bus e molti autisti imboscati, un fallimento"

Trenta sono destinati alla direzione, venti stanno in officina e altrettanti si occupano di lavare e rifornire i mezzi, e ben 74 sono "inidonei temporanei".

PALERMO - La carica dei centocinquanta autisti che non guidano i bus: all'Amat solo 840 guidatori su 983 conducono i mezzi pubblici. Più di 140 dipendenti - 143 secondo la Cgil - sono destinati ad altre attività. Nella città degli autobus lumaca - il tempo di attesa medio sotto le pensiline è di 27 minuti - quasi centocinquanta autisti non guidano. Cosa fanno allora? Trenta sono i cosiddetti "autisti di direzione": idonei alla guida, ma distaccati per decisione dei vertici aziendali ad altri servizi, dalla smistamento della posta alla guida delle auto blu dei componenti del consiglio di amministrazione. Poi ci sono i 20 trasferiti in officina e i 19 che si occupano della preparazione dei mezzi, dal lavaggio delle vetture al rifornimento di carburante.

E, soprattutto, ci sono i 74 "inidonei temporanei": problemi fisici o psicologici, attestati anche dal medico aziendale, che rendono gli autisti temporaneamente inabili alla guida. "Il numero di inidonei è schizzato a 74 negli ultimi mesi", denuncia Gaetano Bonavia, responsabile della Fit-Cgil che chiede immediati chiarimenti ai vertici dell'azienda. "Perché i dipendenti vengono dichiarati inidonei alla guida dal medico competente aziendale e non, come prevede la legge, dopo essere stati visitati dal Servizio sanitario nel palazzo delle Ferrovie? E soprattutto perché ci sono trenta autisti imboscati? Pur essendo idonei, non vengono destinati alla guida". Bonavia annuncia lo stato di agitazione: "Pochi autobus e molti autisti imboscati: ecco il risultato della gestione fallimentare di questo consiglio di amministrazione".

Ma l'Amat non ci sta: sostiene anzitutto che gli inidonei temporanei sono una cinquantina. "Se il medico attesta che non possono guidare, non possiamo certo opporci", dice l'azienda. "Il medico aziendale ha pochissimi strumenti di accertamento sanitario e non è compito suo attestare l'inidoneità", replica la Cgil.
Il risultato, secondo il sindacato, è un servizio sempre più scadente: secondo un'indagine sul campo svolta dalla Ferderconsumatori in periferia, i tempi di attesa alla fermata possono sfiorare anche i 60 minuti. "Al momento - dice il presidente dell'Amat, Mario Bellavista - abbiamo una carenza di mezzi, e gli autisti sono più del numero delle vetture. Così alcuni sono stati destinati a servizi utili, per esempio le verifiche dei biglietti".

Bellavista esclude che all'Amat ci siano "imboscati". "Ognuno fa il proprio lavoro - dice - non c'è alcun privilegio. Se gli autisti vengono dichiarati inidonei dal medico, come possiamo contestarlo?". Quanto ai 30 guidatori destinati ad altre attività, l'azienda fa sapere che da sempre un gruppo di autisti viene distaccato ad altri servizi: "Lo prevede un accordo tacito con i sindacati che viene rispettato da anni", dice l'Amat.

Il clima in azienda è incandescente: da un lato c'è lo stato di agitazione proclamato da tutti i sindacati; dall'altro c'è la guerra che dilania il consiglio di amministrazione. All'Amat in crisi - anche a ottobre gli stipendi sono stati pagati in ritardo dopo un versamento del Comune all'ultimo minuto - una settimana fa il cda ha votato una delibera che aumenta gli stipendi ai dirigenti (fino a 30 mila euro in più in tre anni) nonostante il no del presidente.

La ex municipalizzata è alle corde: dietro le difficoltà a pagare gli stipendi si nasconde la sofferenza di una società che non ha un euro in cassa e che ha debiti con le banche per oltre 50 milioni. La crisi è arrivata all'improvviso: fino al 2008 il bilancio era in utile, mentre quello del 2009 si è chiuso con una perdita di oltre sei milioni. E la società ne attende 140 dal Comune.

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