Prima hanno inviato un appello al Presidente della Repubblica e al Governo. Ora scrivono a tutti i parlamentari. I pendolari ferroviari italiani sono molto preoccupati del futuro del servizio di trasporto pubblico locale (composto non soltanto dai treni, ma anche da autobus, tram e metropolitane), alla luce dei tagli delle ultime manovre finanziarie. Secondo i dati diffusi dal Patto dei pendolari, il coordinamento che riunisce i principali comitati regionali, per il 2012 sono previsti «solamente 400 milioni di euro a fronte di un fabbisogno complessivo nazionale di 1,9 miliardi». In pratica, i pendolari denunciano una riduzione dell'80% delle risorse destinate al servizio di trasporto pubblico locale. Quali le ragioni di un taglio così significativo? La risposta la danno gli stessi pendolari sul loro sito (http://patto.ilpendolare.com/): «Il 95% degli investimenti ferroviari sono dirottati sulla Tav». «Devastanti» le conseguenze se questo scenario dovesse effettivamente verificarsi. Soltanto in Lombardia, dove tutti i giorni si spostano con il treno più di 300mila pendolari, «biglietti e abbonamenti dovrebbero più che raddoppiare di prezzo, mentre le code sulla strade della regione aumenterebbero di oltre seimila chilometri». Uno scenario apocalittico che, stando alle analisi dei pendolari, sarebbe completato dal «default dell'intero sistema dei trasporti pubblici». Per evitarlo, scrivono i pendolari in una nota, «sarebbe sufficiente praticare un piccolissimo aumento delle accise, pari a soli tre centesimi, appena il 2% del prezzo del carburante. D'altra parte, anche gli automobilisti hanno convenienza ad evitare la completa saturazione della viabilità, cosa che inevitabilmente accadrebbe se tutte le aziende di trasporto pubblico dovessero chiudere». Inoltre, si legge nella lettera inviata a tutti i parlamentari, la fine del servizio pubblico locale avrebbe «gravissime conseguenze anche per le famiglie, per la salute, nonché degli effetti recessivi per l'economia» nazionale nel suo complesso. Insomma, andrebbe ad aggravare una situazione già al limite del collasso. Della difficile realtà del trasporto pubblico locale il Parlamento si è già occupato nelle ultime settimane, votando alla Camera un ordine del giorno che impegna il Governo a «garantire al trasporto pubblico locale risorse sufficienti alla fornitura di un livello adeguato del servizio su tutto il territorio» nazionale. «Ora - continua la nota dei pendolari - occorre che alle dichiarazioni di principio e agli appelli venga data concreta attuazione, in quanto i trasporti pubblici sono un tassello importantissimo per assicurare lo sviluppo economico, consentendo ai lavoratori di continuare a lavorare o trovare lavoro lontano dalla propria residenza, ad un costo accettabile, senza contare il valore aggiunto dato dalla mobilità delle persone sul territorio in termini di produzione di reddito».