Sospiri: non ci sono più ex Forza Italia o ex An siamo tutti del Popolo della libertà. Buona la risposta di Pescara
PESCARA. Il giorno dopo la parola d'ordine nelle file del Popolo della Libertà abruzzese è fair-play. Se il successo è stato eclatante la vittoria è di tutti. Le vecchie tribù forziste e aennine appartengono al passato. «Il tesseramento è 100% Pdl», certifica Lorenzo Sospiri, segretario provinciale di Pescara. E, a scanso di equivoci, anche gli iscritti sono certificati. «Firma, documento di riconoscimento del sottoscrittore allegato e pagamento delle tessere con singolo bollettino di conto corrente postale non permettono di inventare iscritti», puntualizza Sospiri che a Pescara ha contato 12mila tessere. Un quinto del numero regionale, 50mila, fetta consistente del bottino nazionale di 1 milione di tessere. «Abbiamo superato ampiamente l'obiettivo regionale», dice Riccarco Chiavaroli portavoce del gruppo Pdl in Regione, «anche grazie al grande impegno dei consiglieri, che hanno dimostrato una reale presenza sul territorio».
Ma chi ha vinto? E chi controllerà i congressi provinciali di fine mese? Sospiri smorza la tentazione del retroscena: «Non vi è stata nessuna gara tra ex An ed ex FI. La gente ci vedeva tutti del Pdl. Personalmente non ho inteso gareggiare e le oltre 4.500 tessere (molto oltre) raccolte con la collega Alessandra Petri, che ho consegnate nella sede nazionale del partito, erano tutte per Pescara e Provincia e contro nessuno».
Per il vicecoordinatore abruzzese Fabrizio Di Stefano: «Il dato regionale di 50.000 iscritti, attesta ancora una volta l'Abruzzo tra le primissime regioni per la fiducia e la simpatia nei confronti del Pdl». Ma non tutte le tessere sono uguali. E il senatore sottolinea «con particolare soddisfazione» il risultato ottenuto dalla componente Gasparri, «che è stata in Italia, in termini di raccolta di iscrizioni, la prima in assoluto con oltre 270.000 tesseramenti. A questo abbiamo contribuito in Abruzzo in maniera significativa», dice ancora Di Stefano, «con uno straordinario risultato in provincia di Chieti, ma anche a Pescara, dove è stato raccolto ben oltre il 50% delle adesioni complessive, con presenze oltremodo significative e, numericamente importanti per Teramo, e per tutta la provincia dell'Aquila».
Mauro Febbo si concentra sul Pdl della provincia di Chieti di cui è segretario: «Abbiamo raggiunto quota 9.000 mila tessere. A Vasto e Lanciano abbiamo superato le 900 adesioni. A Chieti città abbiamo 1600 tessere. Unico candidato alla guida del partito in Provincia sono io, quindi il tesseramento è stato senza tensioni e rivalità di ogni sorta. Adesso inizia invece un lavoro di organizzazione e strutturazione del Partito».
Ma Chieti è un caso forse unico, perché gli altri congressi si prospettano più combattuti. Perché se nel Pdl non ci sono tribù, ci sono sicuramente sottotribù riferite ai leader nazionali: a Gasparri, come si è già visto, a Gaetano Quagliariello che raccoglie la maggioranza degli ex Forza Italia tra cui il coordinatore regionale Filippo Piccone che ha fatto il pieno di tessere nell'Aquilano con 15 mila iscritti (1.500 solo a Celano, dove Piccone è sindaco); a Frattini che ha come punto di riferimento regionale Alfredo Castiglione; a Gianni Alemanno al quale guarda Giandonato Morra, al vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, vicino a Nazario Pagano; ad Altero Matteoli capocorrente di Gianfranco Giuliante, segretario provinciale all'Aquila.
I congressi provinciali si terranno probabilmente nell'ultimo fine settimana di novembre. Di Stefano prevede assemblee unitarie, senza spaccature significative. Una stabilità che lascia tranquillo Piccone, che da coordinatore può attribuire alla sua gestione il buon andamento del tesseramento.
Ora la partecipazione degli elettori fa riflettere il partito sulla revisione della legge elettorale regionale. Sabato il gruppo regionale del Pdl si incontrerà per discutere proprio questo tema. Per Di Stefano «il sistema elettorale deve essere finalizzato al maggior coinvolgimento degli elettori nella scelta della propria classe dirigente». Dunque «va abolito il cosiddetto listino, secondo la proposta di legge del consigliere Antonio Prospero». Per il senatore va anche cambiata la legge nazionale: «Al di là della spinta che il referendum può dare alla riforma elettorale, si deve andare verso una nuova legge che preveda il ritorno del voto di preferenza».