Stipendi a rischio, i lavoratori protestano Il 7 novembre sciopero generale
La prima avvisaglia si era avuta sabato 29 ottobre quando i lavoratori del trasporto pubblico napoletano dipendenti dell'Amn, hanno bloccato l'uscita delle vetture dai depositi. Una protesta dovuta al ritardo nel pagamento degli stipendi. La vicenda sembrerebbe chiamare in causa l'amministrazione napoletana di Luigi De Magistris, ma invece è il frutto delle scelte del governo in tema di trasporto pubblico locale che hanno gettato nel panico decine e decine di aziende locali, anche in territori gestiti dal centrodestra. All'interno della Amn partenopea la reazione dei lavoratori non se l'aspettavano "an che perché qui cerchiamo di fare le cose in ordine". Però anche l'azienda pubblica comprende il disagio dei dipendenti e i suoi dirigenti allargano le braccia di fronte alla situazione. L'Usb ha indetto per oggi una manifestazione a Roma davanti alla sede dell'A s s t ra , l'associazione che federa le aziende pubbliche di trasporto su gomma e su ferro. Il sindacato di base protesta contro "i tagli del governo, le privatizzazioni ma anche per la difesa della volontà popolare espressa con il referendum del 12 e 13 giugno". Il governo, infatti, sta cercando di aggirare quella consultazione incentivando le liberalizzazioni. Il 7 novembre ci sarà poi uno sciopero generale del Trasporto pubblico locale, settore in cui sono impiegati circa 150 mila lavoratori. LA SITUAZIONE è in effetti esplosiva. Il problema di fondo è la riduzione drastica dei trasferimenti dello Stato alle Regioni con tagli di circa il 75 per cento degli stanziamenti per il Trasporto pubblico locale. Con l'ultima manovra, la situazione è peggiorata ulteriormente per via dei tagli agli Enti locali: 3,6 alle Regioni, 1,5 alle Province e 3,7 miliardi ai Comuni. Ecco perché tra le dichiarazioni più agguerrite si possono trovare anche quelle di Roberto Formigoni: "Il contesto è critico", ha detto qualche giorno fa puntando il dito soprattutto contro i tagli al trasporto su ferro. Chi le aziende le conosce da dentro smentisce che si possa ovviare al problema con l'au mento delle tariffe. Questo, infatti, "avrebbe un'immedia ta ricaduta sulla domanda del servizio con ovvie ripercussioni su traffico privato e livelli di inquinamento". Ma nemmeno la privatizzazione è risolutiva. Il governo, nell'intento di aggirare l'esito del referendum del 12 e 13 giugno, ha deciso nella manovra di agosto di incentivare la liberalizzazione dei servizi pubblici locali premiando gli enti locali in grado di effettuare dismissioni. Si tratta di somme prelevate dal Fondo Infrastrutture con un limite massimo di 250 milioni per il 2012 e altrettanti per il 2013. Al di là, però, della esistenza o meno dei fondi, il problema è che in questo settore i privati non vogliono entrare e se ci entrano scappano via di corsa. E' quanto sta accadendo all'Amt di Genova il cui sito istituzionale incensa l'ingresso dell'azionista privato francese Transdev il quale, però, sta cercando di liquidare la propria quota per via delle pesanti perdite. L'ASSTRA non si sbottona sulla situazione anche se lo scorso settembre ha emesso un comunicato di sostegno alla protesta delle Regioni. "L'intero comparto dei servizi di trasporto pubblico locale è a rischio di estinzione parziale" scriveva l'Associazione: "Siamo con il fiato sospeso". Il sindacato di base, però, chiama in causa anche L'As stra per scelte aziendali basate sull'aumento dei carichi di lavoro, gli straordinari obbligatori, i tagli ai contratti di secondo livello fino a episodi come le "assunzioni facili" avve nute all'Atac di Roma su cui è improvvisamente calato il silenzio.